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Benvenuto, Mr Karad×ić

31.07.2008    Da Sarajevo, scrive Andrea Rossini

Rotterdam, 30 luglio 2008: l'arrivo di Radovan Karadzic in Olanda (FoNet)
Oggi alle 16.00, presso la prima sezione del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia, ha inizio il processo contro Radovan Karad×ić. L'imputato Ŕ stato trasferito in Olanda nelle prime ore della mattinata di ieri. Le posizioni di accusa e difesa
ôRadovan Karad×ić Ŕ ora sotto la custodia del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia. Dopo 13 anni di latitanza, questa mattina [ieri, ndr] Ŕ giunto nei Paesi Bassi ed Ŕ stato trasferito presso l'UnitÓ di Detenzione delle Nazioni Unite all'Aja.ö Serge Brammertz, il successore di Carla Del Ponte alla guida della Procura del Tribunale Internazionale (TPI), ha chiuso cosý, con poche parole, il controverso capitolo della latitanza dell'ex leader serbo bosniaco.

Gli ultimi giorni, a Belgrado, erano stati segnati da un sussulto di proteste, culminate negli incidenti di martedý sera con 46 feriti al termine di una manifestazione di circa 10.000 persone. NÚ la piazza nÚ la strategia dell'avvocato di Karad×ić, Svetozar Vujačić, che ha cercato fino all'ultimo di ritardare i tempi dell'estradizione, hanno tuttavia modificato la determinazione mostrata in questa occasione dal governo e dalla magistratura serba. La Corte per i Crimini di Guerra di Belgrado, trascorsi i termini di legge, ha infine deciso per il trasferimento all'Aja.

Ora si apre un capitolo nuovo, non privo di difficoltÓ. I giudici internazionali dovranno rendere giustizia alle migliaia di vittime della politica di Karad×ić e, allo stesso tempo, garantire all'imputato la possibilitÓ di godere di tutti i diritti che gli sono attribuiti in base allo Statuto e alla prassi del TPI. Incluso quello di difendersi da solo. Il rischio, che tutti hanno ben presente, Ŕ quello di una riedizione del processo MiloÜević.

L'ex presidente serbo, attraverso una efficace opera di continuo rinvio e dilatazione dei tempi processuali, e grazie ad una difesa personale abile nel trasferire sul piano del discorso politico la questione delle responsabilitÓ giuridiche, riuscý a prolungare per anni i tempi del dibattimento, complici anche le sue precarie condizioni di salute. L'improvvisa morte dell'imputato nel 2006, dopo 4 anni di processo, lasci˛ le vittime senza una sentenza e molte domande senza risposta. Il parallelo con la situazione attuale non Ŕ teorico, anche perchŔ la difesa ha giÓ dichiarato l'intenzione dell'imputato Karad×ić di difendersi da solo.

Oggi, alle 16.00, secondo la decisione del presidente del Tribunale, l'italiano Fausto Pocar, Karad×ić dovrÓ presentarsi di fronte ai giudici della prima Camera del TPI, presieduta dal giudice Alphons Orie.

L'ex leader politico dei serbi bosniaci Ŕ accusato di alcuni dei crimini pi¨ gravi previsti dal diritto internazionale: genocidio, crimini contro l'umanitÓ e crimini di guerra. Deve rispondere della pulizia etnica commessa ai danni della popolazione non serba della Bosnia Erzegovina, della campagna di terrore orchestrata ai danni della popolazione civile di Sarajevo, dell'assassinio di oltre 8.000 bosniaco musulmani a Srebrenica nel luglio del '95, un fatto giÓ qualificato come genocidio sia dal Tribunale per la ex Jugoslavia che dalla Corte Internazionale di Giustizia.

Il primo atto di accusa contro di lui reca proprio la data del luglio '95. L'ultimo, emendato, Ŕ del 2000. Il procuratore Brammertz ha dichiarato che il suo gruppo di lavoro sta attualmente lavorando ad una revisione dell'atto di accusa che permetta di prendere atto ôdei fatti giÓ stabiliti dal Tribunale e delle prove raccolte nel corso degli ultimi 8 anniö.

Brammertz ha aggiunto che ôsi tratterÓ di un processo complesso[...] Per provare questi crimini la Procura dovrÓ presentare un grande numero di prove, comprese le deposizioni di molti testimoni.ö

Ma quanto sarÓ il tempo a disposizione dei giudici? Il mandato del TPI, secondo quanto stabilito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, scade nel 2010. La portavoce del Tribunale, Nerma Jelačić, ha recentemente dichiarato che ôil TPI sta attualmente lavorando insieme al Consiglio di Sicurezza per definire una strategia che gli permetta di portare a termine il proprio mandato. La nostra posizione Ŕ che il Tribunale non deve chiudere prima di aver arrestato i ricercati ancora latitanti [all'appello mancano Goran Hadzić e il generale Ratko Mladić] e concluso i processi in corso.ö

Da oggi Karad×ić ha 30 giorni di tempo per dichiararsi colpevole o innocente. In passato ha giÓ detto di respingere tutte le accuse e di non riconoscere l'autoritÓ del Tribunale. L'intenzione Ŕ dunque quella di seguire le orme di MiloÜević. Resta da vedere quanto spazio di manovra gli concederanno i giudici.


Questo articolo viene pubblicato oggi da Osservatorio sui Balcani e Il Riformista

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