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sabato 28 marzo 2020 19:29

 

Una tranquilla presidenza slovena

20.03.2008    scrive Franco Juri

Il premier sloveno Janez Jansa assieme a Javier Solana
Al giro di boa la presidenza slovena dell'UE. Malgrado Kosovo e super-euro, il bilancio del Consiglio europeo è positivo. Ma i problemi per Lubiana arrivano dalla vicina Croazia, nonostante il congelamento della zona ittico-ecologica in Adriatico
A parte lo scivolone iniziale sul Kosovo, con la brutta storia dei verbali americani, scivolone dimenticato in fretta da tutti, fin qua tutto bene con la presidenza slovena dell'Ue. Lo dice Jose Durao Barroso e lo ha detto anche Gordon Brown. La prima virata di boa non ha fatto capovolgere la barchetta della presidenza e la Slovenia ha portato a termine il primo Consiglio UE della sua storia, condotto sobriamente da Janez Janša, dignitosamente, forse anche impeccabilmente, con tanto di pacchetti omaggio souvenir ai tanti giornalisti convenuti.

La prima metà del semestre sloveno, tenuto conto dello scenario obiettivamente difficile caricato in groppa a Lubiana, con un Kosovo indipendente che fa scintille e il primo morto Unmik a Kosovska Mitrovica, non ha prodotto grossi scossoni. Forse anche perché, in questo primo Consiglio, si è preferito parlare di cambiamenti climatici e strategia di Lisbona.

L'euro fortissimo, malgrado la spirale inflatoria, è un grattacapo per la competitività europea di fronte ai mercati americani e asiatici. E lo sciogliersi dei ghiacciai lo è altrettanto, o molto di più. Temi complessi, certo, ma che non possono non trovare un consenso di fondo tra tutti i membri dell'Unione. L' Europa è stata in questi giorni fustigata da veri e propri tornadi tropicali. Le avvisaglie sono serissime. Questa volta l'unità dei ventisette ne è uscita più risparmiata rispetto a quella un po' maciullata dal riconoscimento del Kosovo.

Ma forse più che sulla professionalità con cui Lubiana ha saputo gestire il vertice europeo le luci della ribalta a Bruxelles erano rivolte all'ospite croato: il premier Ivo Sanader. Accolto da Barroso come una sorta di eroe dopo la nottata al Sabor dove è risucito a ricongelare la ZERP, la zona ittico-ecologica nell'Adriatico, per gli stati membri dell'UE (Italia e Slovenia), Sanader si è portato a casa la promessa di una rapida conclusione dei negoziati con l'Unione. Verso la fine del 2009 tutti i capitoli potrebbero essere chiusi. Tutti ad applaudire, anche la Slovenia, a denti stretti.

Lubiana infatti non esulta per le decisioni di Zagabria e tantomeno per quelle della Commissione europea. Se i pescatori (sia italiani che sloveni) hanno nuovamente illimitato accesso alle acque che la Croazia nel 2003 aveva dichiarato propria zona ittico-ecologica, sfoderando un diritto sigillato nelle convenzioni internazionali, il governo di Lubiana si oppone alla ZERP soprattutto per un contenzioso bilaterale di frontiera. Il confine marittimo, ancora non stabilito, verrebbe - a detta degli esperti sloveni - pregiudicato dalla ZERP in quanto la zona speciale presuppone il confine e lo traccia fino a dove la Slovenia rivendica la sua fetta di mare e un accesso diretto alle acque internazionali.

E qui sta il problema di fondo; le acque internazionali, in pratica, non esistono più. La ZERP le annulla anche se le sue disposizioni non entrano in vigore per i paesi UE. Un cavillo formale che provoca il mal di testa.

Cinque anni fa Zagabria dichiarò la zona unilateralmente irritando l'Italia e la Slovenia. Con la mediazione della Commissione europea, e dopo un'intensa trattativa, la Croazia congelò l'entrata in vigore della propria estesa giurisdizione sulle acque non territoriali, ma non rinunciò alla ZERP.

Il documento europeo che sanciva la nuova situazione non significava l' abbandono di una qualche forma di giurisdizione croata, ma solo una concessione di Zagabria all'UE. L' astuto Sanader, il primo gennaio di quest' anno, ha sfoderato nuovamente le restrizioni della zona senza discriminazioni. L'UE ha reagito e dopo qualche mese di intense trattative e minacce dirette di un blocco dei negoziati per l'adesione , il governo croato "ha scelto l' Europa" e ha fatto votare al Sabor un ricongelamento dalla ZERP, un ritorno alla situazione precedente il primo gennaio 2008.

E la Croazia è stata subito premiata da Bruxelles. Non solo: nel contenzioso bilaterale con la Slovenia per il confine contrastato in Istria e altrove è uscita avvantaggiata in quanto, dopo la "difficile e dolente" ritirata di Zagabria sulla ZERP, la Commissione europea non ha nessuna intenzione di immischiarsi delle baruffe di confine scatenate in questi giorni dal solito Joško Joras, lo sloveno che vive a sud del canale che segna attualmente la frontiera e non riconosce la sovranità croata, e il comune croato di Buie che si è messo a svendere dei terreni pubblici considerati propri ma che la Slovenia rivendica come suoi. Un contenzioso che ha dell' assurdo ma che è destinato ad infuocare la prossima campagna elettorale in Slovenia. In autunno infatti si vota per il nuovo parlamento di Lubiana.