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Vukovar: la divisione etnica inizia negli asili

26.02.2002    Da Zagabria, scrive Drago Hedl

Drago Hedl, dell’AIM di Zagabria, ci descrive la situazione a Vukovar, città della Slavonia orientale massacrata durante la guerra, e che ora difficilmente riesce a ritrovare quella convivenza che ne aveva caratterizzato il passato. A partire dagli asili.
Da quando è stato ricostruito l’asilo di Vukovar, nel gennaio scorso, i 150 bambini che lo frequentano, dopo aver oltrepassato di alcuni passi l’entrata principale, si dividono in due gruppi: ciascuno procede in una direzione diversa.
I bambini croati si dirigono a sinistra, i bambini serbi a destra. Ed anche i loro insegnanti e presidi sono separati in un modo molto simile. Nell’asilo l’unica cosa che hanno in comune è l’entrata ed il tetto, tutto il resto è rigidamente diviso. Come del resto in città: a Vukovar tutti sanno esattamente quale bar è serbo e quale croato, chi ascolta Radio Danubio e chi invece Radio Croata Vukovar, tutti sanno che nelle scuole elementari le classi sono divise, tutti sanno chi si saluta con “zdravo” e chi invece si saluta con “bog”.
Manca solo il reparto di ostetricia dell’ospedale e, se non verrà chiuso a causa dell’imminente ristrutturazione del sistema sanitario nazionale, con tutta probabilità verrà diviso pure quello in modo da evitare che croati e serbi si possano incontrare durante il momento della nascita.
In ogni caso anche il condividere lo stesso tetto e la stessa entrata dell’asilo ad alcuni è problematico. Una parte dei genitori croati ha annunciato proteste ed ha firmato una petizione contro questa “commistione”.

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“Non vi è alcun “curriculum serbo” nell’asilo. Vi è un curriculum unico, quello croato, e l’unica differenza è che noi parliamo serbo. Ma è obbligatorio per i bambini parlare anche croato, due ore al giorno. Su direttiva del Ministero dell’Istruzione” afferma Slavka Loncar, direttrice della parte serba dell’asilo.
Hilda Marija Devcic, direttrice della parte croata afferma le stesse cose e mette in risalto, come se dovesse scusarsi in anticipo, che i bambini sono completamente separati e non hanno alcuna possibilità di venire in contatto: “Entrambi gli asili lavorano seguendo il curriculum croato…”

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Tutto questo avviene a Vukovar, a 4 anni dal completamento dell’integrazione di questa regione nel sistema costituzionale e legale della Croazia (la reintegrazione è stata completata il 15 gennaio del 1998, dopo due anni di amministrazione di transizione sotto la gestione ed il controllo delle Nazioni Unite) e niente è cambiato per quanto riguarda il rapporto di fiducia inter-etnico. I serbi ed i croati, oramai quasi pari nei numeri, vivono spalla a spalla, costruendo due mondi paralleli e completamente separati.

Il distretto Vukovar-Srijem è l’unico nel quale nelle ultime elezioni politiche l’HDZ ha vinto. Alla guida della città vi è Vladimir Stengl, conosciuto per dichiarazioni non proprio tolleranti per quanto riguarda la coesistenza tra serbi e croati. Lo scorso 18 novembre è stata organizzata una marcia in commemorazione del decimo anniversario della caduta della città. Dall’Ospedale di Vukovar ci si diresse verso un monumento ai caduti situato nella periferia della città dove sono state sepolte molte delle vittime croate impegnate durante la guerra nella difesa della città. In quell’occasione il sindaco ha invitato i cittadini serbi a rimanere a casa e lasciare i croati da soli a commemorare l’evento.

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“Non c’è ancora posto per i serbi in questa marcia per commemorare le vittime di Vukovar, anche nel caso desiderino prendervi parte” ha dichiarato Stengl non molto tempo fa in un’intervista al quotidiano Novi List. Come se temesse la ripetizione del gesto fatto da Rade Leskovac, serbo di Vukovar e presidente del piccolo partito Serbi della regione del Danubio, che, assieme a molti colleghi di partito ha deposto una corona di fiori sulla tomba dei “difensori croati di Vukovar” nel giorno dell’anniversario della caduta della città.

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Vukovar sta pagando molto per le politiche poco lungimiranti ed ottuse per quanto riguarda la convivenza interetnica. La Comunità internazionale non è disposta ad investire molto nella ricostruzione di una città e regione circostante che non dimostrano alcuna volontà politica di costruire un futuro sui principi della tolleranza, della multietnicità e del perdono.

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Vukovar si ritrova ancora nel circolo vizioso delle sue divisioni etniche, di una ricostruzione totalmente bloccata, di un tasso di disoccupazione doppio rispetto al resto della Croazia. Una città dove non vi è alcun piano serio per uno sviluppo economico e nella quale due sole cose stanno facendo progressi: l’approfondirsi delle divisioni tra serbi e croati ed un sentire comune sempre più condiviso che una vita normale non sarà mai più possibile.
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