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Croazia: dalla giustizia internazionale ai Tribunali locali

01.06.2004    Da Osijek, scrive Drago Hedl

Mentre si avvicina il termine previsto per le attività del Tribunale Internazionale per la ex Jugoslavia, nei Balcani si discute della assunzione da parte delle Corti locali dei processi per crimini di guerra. La situazione in Croazia
Il Tribunale dell'Aja
L’atto di incriminazione nei confronti del generale croato Mirko Norac, emanato dal Tribunale dell’Aja il 25 maggio scorso, e l’annuncio che il processo potrebbe tenersi in Croazia invece che in Olanda, rappresentano una possibile sfida per la giustizia locale. Anche prima che il Tribunale internazionale proponesse il trasferimento di alcuni casi alle Corti locali, c’erano state discussioni nel Paese sulla capacità dei tribunali croati di affrontare simili processi.

Il pubblico e gli esperti giuridici hanno opinioni diverse in materia. Alcuni credono che non ci dovrebbero essere ostacoli per questi processi, mentre altri sono piuttosto scettici. I primi sostengono che la giustizia croata ha già superato questo test, proprio nel corso del processo allo stesso Mirko Norac, condannato a 12 anni di carcere dal Tribunale Distrettuale di Rijeka nel marzo 2003. Norac era stato processato per un crimine di guerra commesso prima dell’episodio sollevato dal Tribunale dell’Aja. Nella sua veste di comandante, durante la difesa di Gospic, cittadina della Croazia sud occidentale, aveva dato il proprio assenso alla esecuzione di civili serbi. Il Tribunale dell’Aja, inoltre, lo accusa per i crimini perpetrati da una divisione dell’esercito croato sotto il suo comando nel corso delle cosiddetta operazione della “Sacca di Medak”.

Gli scettici, dubbiosi sulla capacità della giustizia croata di affrontare in maniera imparziale casi di crimini di guerra, citano vari casi a sostegno della propria posizione. Ad esempio, si ricorda il caso del processo a Split che ha portato alla liberazione di otto Croati sospettati di aver torturato, abusato psicologicamente e fisicamente e infine ucciso nel carcere di Lora due civili serbi, cittadini di Split. Il processo era stato considerato una farsa dai media croati, e il Procuratore si era appellato alla Corte Suprema per richiederne la ripetizione.

Un altro drastico esempio è rappresentato dal processo del militare dell’esercito croato Mihajlo Hrastov, autore dell’omicidio di 13 prigionieri di guerra, soldati della riserva dell’Esercito Popolare Jugoslavo, avvenuto su di un ponte a Karlovac il 22 settembre del 1991. Hrastov fu prosciolto dal Tribunale Distrettuale di Karlovac, e l’appello chiesto dalla Procura è ancora in attesa della decisione della Corte Suprema.

I problemi non stanno solo nella pratica dei Tribunali, ma nello stesso sistema giudiziario croato. L’atto di accusa dell’Aja indica che Norac dovrebbe essere processato per la sua responsabilità di comando, cosa che non è definita molto chiaramente nella legislazione croata. Un noto esperto giuridico, Petar Novoselec, professore alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Zagabria, richiama la totale estraneità del diritto anglosassone – base dei processi all’Aja – rispetto al sistema giudiziario croato. Novoselec dichiara che lo Statuto del Tribunale dell’Aja contiene una definizione più ampia della responsabilità di comando rispetto a quella esistente nel Diritto Penale della Repubblica croata. “Le differenze indicate nella definizione della responsabilità tra leggi croate e leggi penali internazionali potrebbe portare alla assoluzione di una persona in Croazia e alla sua condanna per gli stessi capi di imputazione all’Aja - ha commentato Novoselec.”

Il Segretario di Stato del Ministero della Giustizia, Snjezana Bagic, è intervenuta al seminario “La Croazia e le leggi penali internazionali” - svoltosi nel maggio scorso a Stubicke Toplice – per avviare un programma di formazione rivolto a giudici e pubblici ministeri croati, con l’obiettivo di rendere possibile la presa in carico di una parte dei casi del Tribunale dell’Aja. La Bagic ha affermato che “i procuratori e i giudici croati sono in grado di ricevere dall’Aja processi per crimini di guerra”, dichiarandosi altresì convinta che il sistema giudiziario croato sarà in grado di “resistere a tutte le pressioni che sono parte di processi di questo tipo.

Io credo che i Tribunali croati siano limitati nella loro capacità di trattare processi per crimini di guerra - ha affermato invece Vesna Terselic del Centro Studi per la Pace di Zagabria. L’esempio del processo al generale Norac presso la Corte Distrettuale di Rijeka può essere un indicatore in questo senso, ma altri processi, come quello contro i crimini di guerra commessi a “Lora”, Split, depongono in senso contrario. D’altro canto è importante che i processi per crimini di guerra si svolgano in Croazia, dal momento che in questo modo hanno un impatto più forte sulla opinione pubblica. La consapevolezza che soldati croati hanno commesso crimini di guerra raggiungerebbe più facilmente il pubblico locale - afferma la Terselic.”

C’è un’altra questione che rileva in questa problematica. La Missione della Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, Osce, ha recentemente ammonito la Croazia rispetto ad una tipologia molto importante di discriminazione, che riguarda i processi per crimini di guerra che si svolgono nei Tribunali croati. L’Osce afferma, basandosi su di una analisi comparata di processi e sulle relative statistiche, che i Tribunali croati sono incomparabilmente più severi quando si pronunciano su crimini di guerra commessi dai Serbi piuttosto che dai Croati.

L’Osce, che ha seguito, nel corso del 2002, 75 processi per crimini di guerra nei Tribunali croati, afferma che l’83% di tutti i Serbi giudicati sono stati dichiarati colpevoli, mentre questa percentuale di riduce al 18% quando si tratta di Croati.

Osservazioni simili a quelle fatte dall’Osce, sull’atteggiamento dei Tribunali croati nei confronti dei cittadini di nazionalità serba, sono state avanzate anche da Human Rights Watch, di New York, nel rapporto di maggio. Questo atteggiamento discriminatorio, infatti, costituisce un importante capitolo all’interno della dichiarazione sullo stato dei diritti umani in Croazia nel 2003.

Se il generale Mirko Norac, attualmente in carcere a Rijeka, sarà effettivamente processato in Croazia – decisione che deve essere presa dai giudici dell’Aja – dipenderà probabilmente dai risultati della visita che terrà nel Paese il Procuratore capo Carla Del Ponte, a giugno di quest’anno. La sua visita in Croazia comprenderà anche Rijeka, oltre a Zagabria, e lì sarà informata sulle modalità del procedimento per crimini di guerra contro Norac, se effettivamente quest’ultimo dovrà essere processato dalla giustizia croata.


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