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giovedì 13 agosto 2020 23:06

 

I “ragni” della Val Rugova

04.07.2002    scrive Davide Sighele

A Pec/Peja, Kossovo occidentale, un’associazione trentina ha favorito la nascita di un Club alpinistico. Per promuovere l’aggregazione, la tutela ambientale ma non solo …
Pec/Peja, Kossovo occidentale. Molti forse ne ricordano le immagini trasmesse in Italia mentre vi entravano i militari italiani poco dopo la firma degli Accordi di Kumanovo. Le strade ingombre di macerie, la maggior parte delle case distrutte o severamente danneggiate. Anche il paesaggio attorno era pesantemente segnato dalla guerra. Lungo le strade carcasse di autobus, immondizie dappertutto: quando è la stessa vita in pericolo tutto il resto viene spesso trascurato.
Eppure il paesaggio attorno alla città, benché deturpato dalla guerra e da anni di incuria, è bello. In particolare una valle che s’incunea nel massiccio montuoso che separa il Kossovo dal Montenegro, la Val Rugova alla cui entrata vi è ancora, intatto e difeso dai militari della KFOR, uno dei patrimoni artistici più rilevanti della cristianità ortodossa, il Patriarcato di Pec/Peja. Valle ricca di corsi d’acqua, foreste, montagne, pareti rocciose, flora e fauna particolari e caratteristiche della zona.
La grande affluenza nella valle, la mancanza di educazione ambientale, la forte deforestazione stanno rovinando questo patrimonio naturale unico. Esiste un ente forestale ed è in progetto l’istituzione di un parco naturale. Tutto però rimane per ora a livello teorico.
Il Tavolo trentino con il Kossovo, progetto di cooperazione decentrata che oramai da alcuni anni opera a Pec/Peja, ha avviato un progetto forse unico in tutti i Balcani. Ha promosso infatti la nascita di un Club alpino. Più volte alla settimana i circa 25 ragazzi, che per ora ne fanno parte, si ritrovano per allenarsi e poi il fine settimana si passa tutto in Val Rugova.
“Attraverso la passione per la montagna si inizia a parlare di problemi ambientali e non solo”, ci racconta Mauro Barisone, rappresentante a Pec/Peja del Tavolo e promotore del progetto. “Inoltre avvicinare più giovani possibile alla pratica sportiva e al contatto con la natura li stimola e aiuta ad uscire dai soliti problemi quotidiani. In un paese dove praticamente non esistono gruppi che fanno e propongono delle iniziative anche sociali, andare in montagna insieme, progettare e proporre delle iniziative, lavorare e decidere in gruppo, essere legati su di una parete di roccia insieme, responsabilizza l’individuo e fa comprendere che con il lavoro di squadra si possono ottenere grossi risultati”, continua a spiegarci Mauro.
Il gruppo si è già dato un nome: “Marimangat”, i ragni. “Ma non abbiamo copiato i più famosi ‘Ragni di Lecco’, il nome è nato spontaneamente da una discussione interna al gruppo".
L’ambizione del progetto va comunque oltre. Non si tratta infatti “solo” di creare un gruppo di alpinisti che poi possa essere primo garante della salvaguardia della Val Rugova (questo anche grazie ad uno sforzo per far conoscere alla cittadinanza le attività dei “Ragni” ed aprire questa esperienza al maggior numero di persone possibile) ma si tratta anche di favorire l’apertura di un dialogo tra i vari gruppi etnici. Si sta cercando infatti di fare in modo che ragazzi di tutti i gruppi etnici (serbo, rom, albanese) possano prendere parte alle attività del Club alpino.
“Particolare come alcuni dei ragazzi con i quali lavoriamo si siano dimostrati molto attenti a problemi bellici o post bellici al di fuori del Kossovo: il conflitto in Pakistan-India, in Tibet, in Afghanistan, in Sierra Leone. Forse provare ad analizzare una situazione di crisi lontana da loro (e quindi che non li coinvolga così intensamente dal punto di vista emotivo), ma simile a quella in Kossovo, potrebbe aiutarli a capire meglio anche la realtà che stanno vivendo”, continua a raccontarci Mauro.
Sono molte le attività previste per i prossimi mesi. E’ già iniziato un corso di primo soccorso tenuto dal personale dell’Ospedale civile di Pec/Peja. E poi sono previsti brevi corsi formativi di meteorologia, preparazione atletica, tutela ambientale e naturalmente tutto ciò che è direttamente legato all’alpinismo: progressione su roccia, tecniche generali di sicurezza in montagna, tecniche di attrezzatura e disgaggio di pareti rocciose, ecc. Questa prima fase formativa verrà realizzata interamente attraverso la collaborazione di associazioni, enti e professionisti locali ed internazionali del settore alpinistico reperibili in loco.
“Sono sicuro che vedere un gruppo di ragazzi albanesi, rom e serbi promuovere e realizzare insieme iniziative volte al miglioramento delle condizioni generali della zona avrà un impatto notevole e positivo sulla popolazione locale ” - ribadisce Mauro, aggiungendo che tra qualche mese “il miglioramento della situazione ambientale della Val Rugova sarà già visibile e documentabile”.
Certamente un modo diverso di fare cooperazione.

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