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Autore: Dario Fertilio | Data e ora: 20.06.2008 18:08 |
| Per chi suona la campana | ||
| Condivido in pieno il punto di vista e molte valutazioni di Massimiliano Di Pasquale. Al di là dei giudizi storici, geografici e geopolitici, l'autentico discrimine fra chi crede nella cultura delle libertà e chi invece la osteggia, oggi, è relativa allì'autodeterminazione popolare e all'esercizio della democrazia diretta: entrambe possibii soltanto dove indipendenza nazionale e certezza del diritto siano garantite. Per chiunque si ritrovi su questo terreno, ricordo che la casa comune di dibattito si trova sul sito www.libertates.com (italiano e internazionale) | ||
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Autore: Giulia Lami | Data e ora: 18.06.2008 10:04 |
| La solita nostalgia imperiale | ||
| le sue docili casse di risonanza? Via, cerchiamo di guardare alla realtà in modo sobrio e onesto. Ucraina e Georgia potranno anche essere tenute in stand by dall'Unione Europea, ma non è accettabile che se ne teorizzi addirittura lo smembramento. Scherziamo? L'Ucraina si è senz'altro ingrandita dopo la seconda guerra mondiale, assumendoallora la fisionomia attuale, con l'eccezione della Crimea, aggiunta, come è noto, più tardi. Ma credo che si sia guadagnata storicamente e politicamente il diritto di agire da stato sovrano quale è e da proteggere e vedere protetta a livello internazionale la sua integrità. Analogo il discorso per la Georgia, che viene parimenti trattata come terra di conquista, pur avendo una vicenda statuale ben diversa da quella dell'Ucraina. Ricordo, per inciso, che entrambe erano repubbliche sovrane con diritto di uscire, teoricamente, dall'URSS fin dai tempi di Lenin, essendo fra le Repubbliche fondatrici dell'Unione su un piano di parità con la Russia. Vogliamo negare loro questo diritto oggi che l'URSS non esiste neanche più. | ||
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Autore: Giulia Lami | Data e ora: 17.06.2008 07:56 |
| La solita nostalgia imperiale | ||
| Condivido l'allarme di Di Pasquale. È davvero sconcertante notare quanto alla generale ignoranza riguardo alla questione ucraina si unisca anche una irritante disinformazione. Mi limito a sottolineare che l'Italia ha sempre stentato ad accettare la fine dell'impero sovietico: vi è l'idea che il mondo sia più stabile ed ordinato quando l'interlocutore è uno solo e potente. Seguendo questa logica l'allargamento non avrebbe mai dovuto realizzarsi ed in effetti vi ricordate il tono cauto e ammonitore che risuonava in molta stampa agli albori il processo di integrazione euro-atlantica di paesi quali Polonia, Ungheria ecc.? Quasi fosse Mosca a dover dare il proprio placet come dominus dell'intera Europa centro-orientale? Come stupirsi allora se non si vuole accettare l'idea che Georgia o Ucraina, da sempre percepite come parti dell'Impero, possano scegliere in quanto stati sovrani dove collocarsi fra Est e, appunto, Ovest? L'Impero non esiste più. Esiste una Federazione russa cui si vorrebbe lasciare tutto l'agio di reintegrare lo spazio ex-sovietico: posto che sia in grado di farlo - condivido le perplessità degli analisti sulla "potenza" russa attuale - perché dovrebbe averne l'automatico diritto? È solo questione del gas che ci sta così a cuore da rendere bipartisan i rapporti con la Russia sotto l'egida dell'ENI? O non è l'onda lunga dell'influenza che l'Unione Sovietica ha esercitato negli anni attraverso una multiforme propaganda che ha sempre avuto le sue docili casse di ri | ||
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Autore: Alessandro Luxardo | Data e ora: 15.06.2008 11:50 |
| mantenere l'integrità | ||
| Se con il periodo Elstin, il primo tentativo di disintegrare e frammentare lo stato sovietico è parzialmente riuscito, adesso il governo russo ha la priorità, anche con l’importante presenza di Gazprom, di giocare la partita per difendere la sua integrità territoriale. Tutto ciò mi sembra tragicamente naturale, nel momento che uno stato venga così pesantemente assediato nel tentativo di eroderlo, esso per reazione utilizzi come terreno di confronto nazioni che fino a poco tempo fa appartenevano ad uno spazio percettivamente comune. In questa situazione non riesco a vedere nessuna possibilità per una crescita democratica che necessiterebbe forse di una serentà internazionale. L’Europa avrebbe potuto usare una politica più intelligente, mi riferisco al progetto di una “Casa comune europea” , prospettata da Gorbaciov. Purtoppo adesso nel derby Russia-USA stiamo a guardare, ascoltando il canto della sirena energetica del nuovo presidente Medvedev. dehaan@libero.it | ||
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Autore: Matteo Cazzulani-Associazione AnnaViva | Data e ora: 13.06.2008 18:00 |
| Estrema destra a chi? | ||
| Concordo con l' invito a non analizzare la situazione politica Russa, Bielorussa ed Ucraina tramite le categorie occidentali, distinguenti in "destra" e "sinistra". Ad esempio, il partito russo liberale Jabloko è spesso presentato dai nostri mass-media (ma anche da insegnanti russi nelle università moscovite a studenti stranieri desiderosi di comprendere la politica di Mosca: a chi scrive è accaduto proprio così!) come nazionalista e di "destra spinta" quando il suo programma è invece improntato su pricipi liberal, economia di mercato ed Europa. Non a caso partecipa ai lavori dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei-ALDE assieme a partiti come i Radicali Italiani, l'IDV, il MODEM francese, i LiberalDemocratici inglese ed altri. In Bielorussia, Hramada -partito di opposizione a Lukashenko guidato da Kazulin, ancora detenuto senza che nessuno ne parli- è un partito socialdemocratico tutt altro che xenofobo. In Ucraina (paese che a partire dalla sua storia -diversi secoli all' interno dell' Unione Polacco-Lituana non possono non essere considerati!-è autonomo dalla Russia) alcuni partiti del blocco arancione Nasha Ukraina coltivano un' idea nazionale -non nazionalista!- non con un' impronta xenofoba, bensì per smarcarsi dall' egemonia culturale russa che, malgrado la caduta del muro di Berlino, è ancora presente. | ||
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Autore: andrea riscassi | Data e ora: 13.06.2008 17:04 |
| le vere colpe dell'europa | ||
| Condivido l'articolo di Di Pasquale. Leggiamo, noi giornalisti, il mondo in prospettiva economica ed utilitaristica. E purtroppo anche certa stampa di approfondimento non è da meno. La real politik la lascerei ai politici. Soprattutto a quelli italiani pronti (a prescindere dalla posizione politica e dall'amore per Putin) a fare affari con la Russia anche a discapito degli alleati europei (leggi Polonia). L'assurdità sta nel fatto che due paesi "europei" come Ucraina e Georgia siano costretti, per approdare ad Occidente a richiedere l'adesione alla Nato visto che le porte della Ue sono chiuse. La via militare rispetto a quella politica. E poi ci si chiede come mai gli irlandesi hanno bocciato il debole trattato di Lisbona. | ||