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Ancora un articolo interessantissimo di Hedl.
E' singolare che quando a parlare è un giornalista documentatissimo ed equilibrato nessuno in Italia ha niente da dire: si legge e basta.
Mia madre, croata, dal '91 al '94 portò decine di carichi umanitari nelle zone di guerra.
Era tanto pignola quanto coraggiosa, non temeva la morte ma era disperata per quello che stava avvennendo.
Ad un certo punto resasi conto della situazione che si era creata in Bosnia decise di portare un ingente carico di medicinali ai bosniaci, ci riuscì e ricevette un "Ringraziamento" personale da Izetbegovic.
Sulla strada del ritorno fu fermata da militari croati che per quello che aveva fatto volevano fucilarla. Fu graziata per miracolo e, credo, per tutto quello che aveva fatto durante l'invasione della Croazia.
Fu molto amareggiata da questo episodio ma era anche pienamente consapevole della situazione, divenne più taciturna non amava parlare di questo fatto e sicuramente si vergognava di quanto stava avvenendo in Croazia ma diceva: io sono una ex-sarta non un politico.
Quando è morta nel '97 ho scoperto che continuava ad inviare mensilmente vestiti ed altro a 50 orfani bosniaci.
Di questi episodi ne esistono certamente migliaia e tanti documentati in dettaglio, ad esempio dallo "Slobodna Dalmacia", perchè, soprattutto in tempo di guerra, per essere "uomini" non occorre essere coltissimi, basta guardare la realtà del dolore che questa provoca ed agire con un minimo di conseguenzialità e tutto il coraggio che questo in alcuni momenti richiede.
Quando la guerra finisce prevale la mente sul cuore, il ricordo col tempo tende a deformarsi e i protagonisti di questi atti in genere sono persone all'apparenza schive.
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