(1-10/19) |
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Autore: Istrijan | Data e ora: 04.11.2007 15:45 |
| Ad Alessandro e all' autore | ||
| Alessandro, ma stai zitto piutosto di mettere lingua dove non ne capisci niente! Ed ignorante che sei! Andando nelle ex Repubbliche jugoslave non hai capito ne voluto capire che nella lingua slava esistono i 7 casi! Cosi se voglio dare qualcosa a Sadam Husein, diro': Sadamu Huseinu, etc, etc.... All' autore invece ricordo che Krleza disse: I croati e i serbi sono un popolo (esattamente, siccome "non aveva pelli sulla lingua", disse; della stessa pasta), diviso dalla ruota della storia a meta'! (la ruota della storia = la religione) | ||
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Autore: Jacopo | Data e ora: 05.10.2007 13:14 |
| R. a Martin | ||
| per carità Martin, ti vedo informatissimo e lucidissimo, mentre i miei ricordi sono ormai in parte offuscati... quel 'a tavolino' è frutto di quanto ascoltato durante alcune lezioni di lingua anni fa, all'università, in un corso che poi non ho potuto proseguire (persi il lavoro, tante cose saltarono)... anche io rimasi un po' sopreso, ma d'altro canto venne paragonata la situazione linguistica jugo-slava anche alla nascita della lingua comune italiana... e pure nella nostra penisola di varietà dialettali con una propria dignità, se non linguistiche (sardo friulano...) ce ne sono! ciao J. | ||
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Autore: skordisk | Data e ora: 02.10.2007 11:54 |
| per francesco coren | ||
| scriveva coren: "ma nel mosaico linguistico post-jugoslavo (SLO esclusa) ho trovato i seguenti gruppi:" probabilmente l'hai trovato sulla pagine di wikipedia che parla di lingua bosgnaca. Oggi, risulta che in Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, si parlasse la variante dialettale di novo-shtokavo. Novostokavski. Questo è il risultato della riforma grammaticale del fine del XIX secolo. Maggior parte dei Slavi del sud, allora parlano novostokavo, chiamato serbocroato, croatoserbo. Vedere ISO-639-3, serbocroato come metalanguage, di cui sono "derivati" odierni croato, serbo e bosniaco. Mi dispiace, coren. | ||
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Autore: Manlio | Data e ora: 01.10.2007 19:36 |
| x Alex | ||
| Quindi se Ratko(rat = guerra) è Guerrino, allora Ranko è mattutino. Cioè Manlio, come me. Sei sicuro che Mladic non si traduca Giovanotto o Del Giovane? | ||
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Autore: martin | Data e ora: 01.10.2007 18:38 |
| il Karadzic | ||
| Sempre su Vuk: a lui (autore del primo vocabolario della lingua serba) si ispirarono gli stessi fratelli Grimm, nella loro opera di recupero della tradizione letteraria orale, tramandatasi nelle realtà rurali. Karadzic, di fatto, ebbe il merito di nobilizzare le ballate e i cicli epici serbi, e di salvarli dall'estinzione, dopo secoli di oscurantismo turco, conferendo alla produzione profana una dignità che non aveva mai avuto prima nella cultura serba. per secoli, infatti, l'attività letteraria era sostanzialmente coincisa con quella di carattere religioso,che non faceva altro che replicare sé stessa nei monasteri. anche la lingua dei testi sacri non era quella che parlava la gente, bensì il cosiddetto "slaviano-serbo", un misto di slavo macedone (l'"antico slavo" liturgico) e di modi espressivi locali, che nel primo '800 era ormai completamente obsoleto. questo anche per ricordare come la lingua vada cosiderata una "materia viva" in continua evoluzione. | ||
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Autore: martin | Data e ora: 01.10.2007 18:07 |
| Karadzic e Gaj | ||
| Il serbo Vuk Karadzic e il croato Ljudevit Gaj, i più illuminati linguisti e filologi di allora, elevarono la parlata popolare a status di lingua letteraria (soprattutto il primo; il croato letterario era già in buona parte "attualizzato", anche per una maggiore indipendenza storica della lingua letteraria da quella liturgica), apportarono pressoché le stesse novità ai due alfabeti e si trovavano in piena sintonia nelle loro riforme. erano due grandi innovatori (non ingegneri linguistici "a tavolino"). chiamavano l'uno la propria lingua "serbo", l'altro "croato", eppure sapevano benissimo che riflettere su l'una delle lingue significava riflettere anche sull'altra, come se si trattasse in fondo di un unico idioma. non erano animati da intenti nazionalistici o esclusivistici, ma semplicemente da una onesta dedizione intellettuale. le divisioni le ha generate soprattutto la politica, molto tempo dopo. | ||
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Autore: http://storiadiierioggidomani.blogspot.com | Data e ora: 01.10.2007 18:00 |
| I Balcani | ||
| Ottima analisi | ||
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Autore: Martin | Data e ora: 01.10.2007 17:55 |
| per Alessandro | ||
| Ci terrei a correggerti, se permetti. i popoli che citi si capiscono tutti, ma gli sloveni parlano da sempre un'altra lingua (sempre slava, ma distinta), anche se il serbo-croato lo conoscono, anche molti giovani post-jugoslavi. quanto a "Sadama Husejna", si tratta del genitivo; al nominativo si scrive "Sadam Husejn". Ma non sono i croati, bensì i serbi e i montenegrini, a traslitterare le parole straniere (in quanto il serbo tradizionalmente si scriveva in cirillico, che è un alfabeto fonetico, quindi se si decide di scrivere in caratteri latini si deve traslitterare comunque). I croati invece utilizzano unicamente l’alfabeto latino, e pertanto Saddam Hussein si scrive “Saddam Hussein” (Saddama Husseina al genitivo). Questa distinzione (traslitterazione/non-traslitterazione) esisteva tra serbo e croato già prima della guerra (personalmente, anche se io stesso continuo a riferirmi al “serbo-croato”, credo che effettivamente, da alcuni punti di vista, si possano considerare il serbo e il croato due lingue distinte, anche se estremamente simili). Quanto al fatto che molto spesso queste differenze siano forzate, sono pienamente d’accordo con te. Le iscrizioni sulle confezioni dei vari prodotti, ad esempio, si differenziano perlopiù perché ci si preoccupa di utilizzare formule espressive differenti, ma di per sé non distintive di una parlata rispetto alle altre (ad esempio, “bibita zuccherata” e “bibita con zucchero”, giusto per dare un'illusione di maggiore diversità | ||
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Autore: Alex | Data e ora: 01.10.2007 13:37 |
| x io | ||
| Lo sai che e' Guerrino Giovanotto ??? nientepopo' che Ratko Mladic...... | ||
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Autore: francesco Coren | Data e ora: 30.09.2007 20:52 |
| A proposito di serbo e di croato | ||
| Io sostengo la divisione delle lingue che si identificano sempre più nelle rispettive questioni nazionali. Il prof. Bugarski, a mio avvfiso, ha dimenticato di menzionare l'opera sì di Vuk Karadžić, ma anche di Ljudevit Gaj. Giustamente ha accennato a vaste aree con una scolarizzazione forse un po' precaria e su queste aree, quanto ancor oggi influiscono i dialetti, o le forme che raggruppano i vari dialetti (diventati poi lingua nazionale per alcuni Stati). Chiedo una smentita, ma nel mosaico linguistico post-jugoslavo (SLO esclusa) ho trovato i seguenti gruppi: Čakavo, che si divide in ekavo-čakavo settentr., ikavo-čakavo-ekavo, ikavo-čakavo merid.; il kajkavo che a sua volta si divide in kajkavo-zagorski, kajkavo prigorski, kajkavo orientale; lo štokavo che a sua volta si distingue in 3. a) ikavo, antico ikavo-štokavo, giovane ikavo-štokavo, recente ikavo-štokavo; b) jekavo distinto in antico ijekavo-štokavo, giovane ijekavo-štokavo e recente ijekavo-štokavo; c) ekavo a sua volta distinto in antico ekavo-štokavo, giovane ekavo-štokavo e recente ekavo-štokavo. Ad ognuno di questi grossi 3 dialetti e relativi 18 "sottodialetti" possiamo attribuire una precisa area geografica (Posavina, Sandžak, Erzegovina, Vojvodina, Banato, Kosovo, Metohija, Prizren etc.). I paesi nati dalla dissoluzione hanno assunto uno dei "dialetti" quale lingua nazionale, con molte affinita' e tante distinzioni. Chi e' d'accordo con la mia tesi? | ||
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