| Salve,
io ho visto 4 degli spettacoli della rassegna, due al Teatro India, e due al Teatro Argentina... uno croato, uno serbo, uno macedone ed il concerto bosniaco finale.
Nel complesso la rassegna mi è piaciuta molto, e leggendo una delle frasi dell'articolo, cioè:
"Devo ringraziare la città di Roma che ha accettato di accogliere l’iniziativa con un impegno economico non trascurabile e in questo ci hanno aiutato anche tutti i governi. >>Forse è stato dato poco peso politico, la città non ha saputo capire esattamente come ‘usare’ un’occasione come questa e l’ha persa. Da questo punto di vista la città ha fallito completamente. "
non mi sento di poter concordare... non so fino a che punto sia vero che una comprensione piena non si sia verificata e che nuovi basi politiche non siano state gettate... soltanto il tempo potrà far vedere quanto iniziative come questa lascino il segno (positivo) in chi vi ha partecipato (da una parte e deall'altra)... nel momento in cui si getta un ponte ideale (immagino fra varie difficoltà), bisogna aspettare con pazienza che qualcuno ci cammini sopra... senza fretta.
Non voglio minimizzare le difficoltà, che esistono e che non fingo di ignorare, ma guardare con occhio più ottimista alle trasformazioni (reciproche) in atto, nel (reciproco) rapporto di conoscenza fra ex-Jugoslavia e Italia (e resto d'Europa).
Un giorno dalla reciproca conoscenza discenderà un'integrazione politica maggiore. Così mi auguro.
Volevo dire la mia.
Jacopo |