Balcani Cooperazione Osservatorio Caucaso
sabato 22 novembre 2008 17:27

Osservatorio Balcani
 

Commenti dei lettori all'articolo: Dodik e Silajdzic, nemici amici

(1-3/3)

Messaggi mostrati: 
Message Autore: enrico Data e ora: 30.09.2006 20:21
non sono assolutamente d'accordo
Secondo me sarebbe molto grave che alla fine la RS ottenesse l'indipendenza perchè ciò vuol dire alla fine riconoscere una regione innaturale che non è mai esistita ma che è figlia della pulizia etnica dei serbi e dei crimini di guerra. Il kosovo è da sempre abitata da una larga maggioranza di albanesi e reclama l'indipendenza da tempo!!! Secondo me non si deve dividere ma unire! E comunque tutti questi discorsi nascono dal fallimento della gestione del dopo-guerra da parte della comunità internazionale e di chi di competenza!Io rimango sempre per l'idea (purtroppo oggi utopica più che mai) di una bosnia unità e multiculturale!!!
 
Message Autore: Alberto Data e ora: 23.09.2006 00:45
Speriamo vinca
Ma spero proprio che i serbi si stacchino dalla bosnia e si ricongiungano alla loro madrepatria. Non ho mai capito perchè vukovar è stata decretata croata dopo 2 anni dalla fine della guerra, quando ancora c'erano i serbi a comandare, mentre dopo 10 anni la R.S. è ancora sotto la bandiera bosniaca !!Perchè queste cose ? E' assurdo !
 
Message Autore: Marko Data e ora: 20.09.2006 11:16
Tempo sprecato
E' triste constatare che da più di 10 anni dalla fine della guerra ancora oggi per raccogliere voti si debba far leva sui nazionalismi o addirittura, come fa Silajdzic, rievocando lo spettro della guerra. E' segno che i 10 anni di protettorato sono stati tempo sprecato, nel cercare di tenere unito un paese che di fatto non lo è. Se si arriva all'indipendenza del Kosovo, come ormai sembra delinearsi, non vedo perchè i serbi della republika srpska non possano fare lo stesso o, perlomeno, mantenere la loro autonomia (cioè l'entità rs) all'interno della Bosnia. Il fatto di dire di volerla cancellare, non aiuta certo a placare gli animi; anzi spinge la controparte su posizioni ancora più radicali
 
per il lettore