Balcani Cooperazione Osservatorio Caucaso
giovedì 08 gennaio 2009 10:17

Osservatorio Balcani
 

Commenti dei lettori all'articolo: Oluja, dieci anni dopo

(1-7/7)

Messaggi mostrati: 
Message Autore: Manlio Bastoni Data e ora: 05.08.2005 21:49
Giustizia per tutti
La chiave per interpretare correttamente la vicenda sta nei tempi dell'operazione. Se per la riconquista della Krajina fossero occorsi due-tre mesi allora sarebbe legittimo parlare di eroica e sofferta vittoria per la riconquista della piena sovranità nazionale, con inevitabile corollario di morti e devastazioni da entrambe le parti. Ma 36 ore per conquistare 10.000 Kmq di territorio, spesso impervio, indicano chiaramente che l'azione era frutto di accordi politici con la classe politica allora dominante in Serbia, e attualmente inquisita. Pertanto, i morti, le distruzioni, gli esodi e i saccheggi potevano essere evitati, limitando l'azione al controllo territoriale, nel rispetto della specificità culturale della regione e alla ricerca dei responsabili materiali dei bombardamenti delle città costiere. Così come a Srebrenica, l'azione militare seguì l'accordo politico stravolgendone il significato, comunque discutibile, e scaricandosi indistintamente su cittadini inermi. Ai responsabili politici attuali compete la responsabilità di ripristinare pienamente i diritti di questi cittadini.
 
Message Autore: clear Data e ora: 05.08.2005 11:46
Dieci anni dopo.
Nonostante tutte le operazioni di facciata, bisogna prendere atto, basta guardare la tv satelittare di Zagabria, che in Croazia attualmente c'e' un regime, che si identifica in forma diversa, nell'ideologia degli Ustascia e che ovviamente rallentera' l'adesione del succitato Paese nell'Ue e logicamente sara' fonte di destabilizzazione per i prossimi anni.
 
Message Autore: Dragomir Kovacevic Data e ora: 05.08.2005 01:45
La confessione di Sava Stelja, 10 anni dopo il crimine
'La confessione di Sava Stelja, 10 anni dopo il crimine http://www.blic.co.yu/arhiva/2005-08-04/strane/tema.htm 'Mi chiamo Sava Stjelja. Ed ora cosa faccio... sogno... Nel sogno mi visita mio figlio Mirko. Si fa vivo ogni tanto... Così com'era sempre. Lo vedo dinnanzi a me e l'abbraccio. Lui, mia bontà, non mi parla... Nei sogni talvolta mi arrivano entrambi... Mio bambino e mio uomo... E mi viene nel sogno l'immagine di mia Benkovac. Sto portando la gregge al pascolo. Mentre invece Benkovac è deserta, non c'è un'anima viva ottorno di me... 'Sava ha compiuto settanta nove anni. Nella colonna dei Serbi di Krajina in quel 4. agosto durante l'operazione "Oluja" ha perso il figlio Mirko di 33 e il marito Branko di 72 anni. La moglie del figlio in quel periodo era nel 9. mese della gravidanza. E' deceduta 23 giorni dopo la "Oluja", durante il parto. La sua suocera, Sava, dice: "Parlava sempre di Mirko ed è morta con il suo nome sulle labra". '
 
Message Autore: Dedo Medo Data e ora: 04.08.2005 13:51
Nikola (4)
Lo abbiamo incontrato pochi giorni fa, in una classe”speciale” di una scuola. Con lui sedevano Susana (12 anni), Teresa e Tamara (13), Jasmina (14), Sefkja (15) Ivan (16). Natalia (13), la bambina che scrive poesie, era assente. Come lui, tutti bambini resi “speciali” dalla guerra. Nikola, negli ultimi mesi, ha cominciato a parlare, a cantare. Nikola ha cominciato ad afferrare una bottiglia, a svitarne il tappo ed a versare l’acqua nel bicchiere. 8 bambini, otto banchi diversi, qualche quaderno e qualche matita colorata, 8 bambini ed una maestra che, oltre l’amore, non ha loro niente da offrire in piu’. Nikola prende le mani delle persone e le stringe, le strige e le guarda. Poi guarda le persone e tace. L’azzurro di quegli occhi e’ un azzurro che fa male, molto male, a chi pensa di avere una coscienza. ex Iugoslavia, febbraio 2001 da "Nema Problema racconti dai Balcani", Fabio Molon, EGA 2003, Torino
 
Message Autore: Dedo Medo Data e ora: 04.08.2005 13:49
Nikola (3)
Fu in quei giorni che uomini con il volto nero e verde arrivarono nel cortile di casa. Era in braccio al padre e, con loro, i nonni e la madre. Sentii quei rumori terribili e vide cadere le due vacche ed i maiali, vide il sangue ed il fuoco che entravano nella sua casa. Sentii dire “aspettate un momento” e si trovo’ seduto, filo d’erba in un campo, in silenzio, a guardare una scure colpire ed uno sconosciuto volto di suo padre fissare strano l’azzurro dei suoi occhi. Nikola non pianse. Nikola inizio’ a tremare.” * Slovenia e Croazia proclamano l’indipendenza ** Pane in lingua crata *** “Tempesta”: cosi’ denominata l’operazione militare croata di riconquista delle Kraijne **** Pane in lingua serba Nikola ha oggi 10 anni. Vive in una citta’ della Serbia ad una trentina di chilometri a sud di Belgrado. Vive in un piccolo appartamento con la madre, i nonni ed una sorellina piu’ piccola, vive insieme a loro con 85.000 lire al mese. Qualche giorno dopo fatti descritti al termine del racconto, la famiglia ha lasciato il piccolo villaggio delle Kraijne ed ha raggiunto dei parenti nella citta’ ove oggi risiede. Nikola era stato un bambino “normale” fino al giorno in cui ha assistito all’uccisione del padre. Da quel giorno non ha piu’ ne’ parlato, ne’ controllato i propri movimenti (segue)
 
Message Autore: Dedo Medo Data e ora: 04.08.2005 13:47
Nikola (2)
Usci’, vomitato, il latte materno dalle labbra di Nikola e bagno’ i maglioni e le mani degli uomini dei boschi, bianco liquido, Cassandra di uno rosso scuro che avrebbe presto preso il suo posto su esseri ignari che iniziavano, quel giorno, un nuovo lavoro ove avrebbero insegnato alle loro scuri che non esistono solo alberi su cui abbattersi. Nelle settimane seguenti, per molti, andare dal fornaio e chiedere due filoni di Kruh** significo’ la morte. Nelle settimane seguenti gli scoiattoli dei boschi videro l’uomo fuggire, occhi sbarrati e fagotti in mano, attraverso i sentieri natii. Zdenka, la levatrice, non fuggi’ o non fece in tempo: aveva fatto nascere, sedici anni prima, quella mano che premette il grilletto, quel cervello che riteneva di essere nel giusto lasciare alle volpi ed ai cani randagi la carne di un nemico. Nikola non sapeva nulla, ne’ di essere il figlio di una croata e di un serbo, ne’ della Morte che raccoglieva umani funghi tra le case dei boschi, tra il muschio che cresceva, verde scuro, di terrore odorante urina e sudore e sangue rappreso. Le stagioni giocarono piu’ volte tra le ossa, nei boschi, e, d’agosto, venne il giorno in cui (Nikola aveva quattro anni), subito dopo la festa di S. Giovanni, Oluja*** cavalco’ accanto ai Quattro Cavalieri tra i sentieri dei boschi. Erano i giorni in cui dire Hleb**** significo’ la morte. (segue)
 
Message Autore: Dedo Medo Data e ora: 04.08.2005 13:44
Nikola (1)
NIKOLA “Sembrava non volesse mai sorgere, quasi presagisse di rendere “nova” quella ultra quarentenne stella rossa che da tempo brillava sul cielo jugoslavo, il timoroso sole di quel 25 giugno del 1991*. Sembrava una mattina come le altre, fredda nella mattutina, naturale lotta tra fine primavera ed inizio estate, tra buio e luce, tra chi ancora non conosce e chi sta per conoscere. Avevano da poco smesso di lanciare i loro richiami d’amore grilli e cicale e l’upupa aveva accompaganto i passi di Zdenka verso la casa di Sasa. Era trasalita l’anziana levatrice al richiamo dell’upupa che, nel mondo contadino, annuncia la prossima visita della Morte. “Sara’ un parto difficile” – aveva pensato – “E’ il primo figlio della piccola Milka. Che Iddio ci assista”. Non fu facile nascere, per il piccolo Nikola, ma non fu piu’ difficile che per altri. Zdenka fece quello che da quarant’anni faceva e lo fece bene. Anche Milka soffri’ la sua offerta al mondo, ma amo’ e strinse a se’ il piccolo appena questi reclamo’ quell’unione alla madre che sembrava scomparsa al taglio del cordone. Qualche ora dopo arrivo’ Sasa con gli amici e sollevo’ Nikola al cielo ed ai brindisi e l’odore della grappa di prugne e le voci stonate dei taglialegna confusero l’azzurro degli occhi e il giovane stomaco del piccolo. (segue)
 
per il lettore