Balcani Cooperazione Osservatorio Caucaso
giovedì 08 gennaio 2009 04:31

Osservatorio Balcani
 

Commenti dei lettori all'articolo: Croazia: Europa o instabilità?

(11-20/27)

Messaggi mostrati: 
Message Autore: Hase Data e ora: 17.03.2005 19:57
x Manlio
perché rientra tra i superprotetti?
 
Message Autore: Lale Data e ora: 17.03.2005 19:29
Saluti a Manlio
Ciao Manlio, bentornato ! Vedo che ,come sempre, provi a ragionare cortesemente , senza offese. Ma propio adesso , d'impulso, mi è venuta in mente una frase dettami tempo fa da un poeta rumeno: "Anche se gli mostri l'orologio ad una pecora questa non potrà mai sapere l'ora".. Capito?? Salutoni
 
Message Autore: Manlio Bastoni Data e ora: 17.03.2005 19:02
Casimiro, frena!
Casimiro, dici delle cose molto interessanti dal punto di vista storico; attuali anche dal punto di vista politico. La stessa cosa sono in grado di fare altre persone sugli ustascia croati. Cosa si vuole dimostrare che tutti i serbi sono cetnici? Sappiamo che non è vero; che tutti i croati sono ustascia? Falso anche questo. C'erano gli ustascia, i cetnici, i domobrani e i bielogardisti, arrivò il movimento partigiano di Tito e mandò tutti a cagare assieme a fascisti e nazisti. Riga. Sull'attualità sono corrette le informazioni che trasmette OB: l'estrema destra prossima al potere in Serbia, forte rischio di azioni terroristiche di un'estrema destra isolata in Croazia. Altra riga. Richiesta del estradizioni del TPI che mettono a dura prova l'unità nazionale di diversi paesi della ex-jugoslavia. Almeno noi, non potremmo cercare di impostare questi argomenti in modo tale da evitare di generare ulteriore tensione. Una domanda: Se le "intelligences" europee, ben radicate nei Balcani, sanno che l'"intelligence" croata sà dov'è Gotovina perchè non se lo vanno a prendere loro? Ciao.
 
Message Autore: Nuklear Data e ora: 17.03.2005 18:27
evo vam linkovi, picka vam fasisticka
-------------------------------------------------------------------------------- http://www.spc.org.yu/ http://www.verujem.org/ http://www.bsn.org.yu/ www.mitropolija.cg.yu/ www.svetosavlje.org/ www.manastir-lepavina.htnet.hr/ www.mitropolijadabrobosanska.org/ www.istocnik.com/index.shtml http://www.serbianna.com/audio/liturgija/liturgija.html http://www.orthodoxinfo.com/ http://www.fatheralexander.org/ http://www.ccel.org/fathers2/ http://www.ocf.org/OrthodoxPage/reading/St.Pachomius/globalindex.htmlhttp://www.monacho... http://www.monachos.net/patristics/basil/index.shtml http://www.monachos.net/patristics/maximos_knowledge.shtml http://sr.hristianstvo.ru/ http://www.Pravednik.cjb.net http://www2.serbiancafe.com/cir/diskusije/new/redirect.php?url=http://www.sigurica.com/... www.orthodoxphotos.com http://www.lazarica.org.yu Шумадијска - http://www.eparhija-sumadijska.org.yu Ohridska arhiepiskopija u sastavu SPC - http://www.poa-info.org Загребачко-љубљанска - http://www.manastir-lepavina.htnet.hr Црногорско-приморска - http://www.mitropolija.cg.yu Дабро-босанска - http://www.mitropolijadabrobosanska.org Западноамеричка - http://www.westsrbdio.org Браничевска - http://www.eparhija-branicevska.org Манастири: Жича - http://www.zica.org.yu/ Лепавина - http://www.tel.hr/manastir-lepavina/ Ђурђеви ступови - http://www.djurdjevistupovi.org.yu/ Рача код Ужица - http://uzice.org.yu/raca/ Увац - http://uzice.org.yu/uvac/ Милешева-сликарствo - http://www.uzice.net/mileseva/ Манастир Св. Стефана,Сланци,Београд - http://www.svetistefan.org.yu/ Сопоћани - http://www.sopocani.org.yu/ Хиландар - http://www.sopocani.org.yu/ http://www.orthodox-treasure.org http://www.rocor-v.com/ http://www.listok.com/index.htm http://www.holytrinity.ws/ru/ www.crkva.se Нови Завет - паралелно на енглеском и грчком: http://www.ellopos.net/elpenor/greek-texts/new-testament/default.asp Такође са исте презентације: мноштво текстова, опет у оригиналу и на енглеском: http://www.ellopos.net/elpenor/physis/default.asp Библиотеке са full- текстовима на енглеском: http://www.fordham.edu/halsall/sbook3.html http://www.ccel.org/fathers2/ http://www.ocf.org/OrthodoxPage/reading/St.Pachomius/globalindex.html Internet Radio manastira Lepavine: http://manastir-lepavina.org/INTERNET_RADIO/internet_radio.htm www.srpskidespot.org.yu Preuzeto sa SC-a _________________ www.srbadija.co.sr Posjetite : .:www.vucjak.com:.
 
Message Autore: Casimiro Data e ora: 17.03.2005 18:03
è andato sul post sbagliato
mi scuso ma inopinatamente è capitato qui il mio intervento invece che sul post "antisemitismo in Serbia".
 
Message Autore: Casimiro Data e ora: 17.03.2005 17:47
sputare sui fascisti
Qualcuno, IN QUANTO SERBO, non vuole che si "sputi" sui cetnici. La loro riabilitazione in Serbia infatti è spudorata. Non meraviglia quindi tanta stupita indignazione. Per fare un paragone è come se in Italia la resistenza fosse attribuita non ai partigiani ma ai ...fascisti! (ci stanno provando però, vedi la famigerata "fiction" sulle foibe) Io invece, in quanto Italiano, sputo sui nostri fascisti per tutto ciò che hanno fatto. Grazie al mentore che ha dato loro la Mondadori, ci provano anch'essi a riscrivere la storia. Come quel Ajmone Finestra, che ho malauguratamente citato. In poche righe ha accumulato due immense falsificazioni: oltre a dire il falso su un paradossale "collaborazionismo" di Tito coi nazifascisti, a giustificazione della disfatta italiano-cetnica nella Weiss 2, della quale ho scritto, arriva ad addebitare ai partigiani la distruzione della divisione Murge nel passo citato: "...Per lo sfondamento lo stato maggiore partigiano scelse il settore presidiato e difeso dai fanti della divisione « Murge ». Piegata la debole resistenza del presidio di Prosor, tenuto dal III battaglione della divisione, le formazioni partigiane puntarono su Jablanica, piccolo centro protetto sulla destra dal fiume Neretva e da militari italiani e cetnici ben armati e fortificati. La guarnigione italiana attese l'attacco sistemata a difesa nei punti strategici dell'abitato. La resistenza era imperniata su di un'ampia costruzione a forma di castello posta in un pianoro nei pressi della Neretva. Questa fortificazione, sebbene fosse munita di feritoie, si prestava, per la sua posizione scoperta, a divenire facile bersaglio ai tiri incrociati degli attaccanti. La posizione, circondata e assaltata con impeto dai reparti proletari comunisti, dopo breve combattimento capitolò. ...Nelle vicinanze di Dreinica, sulla strada Mostar-Jablanica, il I battaglione del 260" reggimento della «Murge», inviato di rinforzo, fu massacrato in un agguato. A loro volta i cetnici, arroccati sulla riva del fiume Narenta (Neretva), a sbarramento della via della ritirata alle colonne comuniste, furono sloggiati dai loro apprestamenti difensivi dal fuoco micidiale dei partigiani..." Fortunatamente esistono ancora Italiani onesti, come quel Gino Bambara, allora ufficiale in Jugoslavia, che ha scritto NON SOLO ARMISTIZIO. Sulla fine della Murge, alla quale peraltro apparteneva, ecco cosa scrive: settembre '43 pag.121 op.cit. "Immeritata fine della "Murge" A Fiume si diffuse subito la notizia che era arrivata una divisione "badogliana", come si diceva allora per esprimere in forma sintetica l'atteggiamento di ostilità verso i tedeschi, tanto che il giorno stesso, il 14, questi effettuarono azioni aeree di bombardamento e mitragliamento. Dei reparti appena giunti alcuni vennero accantonati, altri rimasero ammassati tra i giardini pubblici e il viale della stazione ferroviaria; il Quartier generale prese posto nel Liceo classico. Si rimase in attesa di ordini per schierarci sui rilievi circostanti. Intanto si intaccavano le razioni dì riserva e si mangiava quanto veniva offerto dalla popolazione. Fu commovente l'assistenza dei fiumani alle nostre truppe: era un via vai di donne che recavano cibo cotto, quel poco di cui potevano disporre, donato con affetto ai soldati, a quelli che ritenevano i "loro" soldati. Il pomeriggio mi trovavo in visita da un'amica durante una pausa del servizio, quando, verso le 16, avvertii un rombo crescente: erano i carri armati "Tigre" tedeschi giunti per bloccare l'unità italiana considerata ostile. Vidi che, nel frattempo, avevano preso posizione nei crocicchi le "camicie nere" con le mitragliatrici puntate verso la zona ove stazionava la Murge. La divisione, sorpresa in crisi di schieramento, venne catturata; gli ufficiali furono concentrati nella caserma Savoia, i soldati in altri edifici militari. Gli incaricati del comando tedesco e della federazione fascista subito ricostituita proposero loro di rientrare in Jugoslavia per combattere contro i partigiani o almeno per collaborare con i tedeschi in altra forma. Dopo qualche esitazione, quasi tutti rifiutarono. Commenta il generale Quarra Sito: «L'immeritata sorte che è toccata, suo malgrado, alla divisione riempie i cuori di tutti di amarezza: riaffiora il fondato dubbio che fra l'ecc. Gambara e le autorità tedesche siano intervenute intese precedenti; un senso di disorientamento e di vivo risentimento è negli animi di tutti i componenti della Murge che in blocco compatto aveva per più giorni marciato fra insidie e pericoli animata da intento di servire in perfetta lealtà gli ordini del suo Re»(`1. Nel frattempo, il 17 settembre, le kune in possesso dei militari appartenenti alla divisione Murge erano state scambiate in lire (complessivamente 129.722 kune pari a lire 94.267: una somma ingente a quel tempo). I conti si chiusero in ordine, insomma, sia a Fiume che ad Ancona. (Doc. n. 24). Il 30 settembre gli ufficiali furono condotti al porto e imbarcati sull'Eridania. Dopo due giorni di navigazione, giunsero a Venezia verso le 17 del 2 ottobre; qui vennero caricati su carri bestiame e inviati ai campi di concentramento della Germania e della Polonia. Uguale sorte toccò ai soldati: trasferiti a Trieste, partirono in vagoni bestiame e pervennero a destinazione dopo cinque giorni. Li attendeva il Lager Stal. III/A Luckenwalde del 111 Wéhrkreis di Berlino, centro di smistamento per altri campi. Pochi riuscirono a mettersi in salvo, tra cui l'autore di questo libro per l'ospitalità che gli diede a Fiume quella persona amica(18). 17) E. Quarra Sito, Cronístoria degli avvenimenti, cit. 18) C. Bambara, La guerra di liberazione nazionale in Iugoslavia, Mursia, Milano, 1988, cap. XXV; ib., Iugoslavia settebandiere, Vannini, Brescia, 1988, parte V, cap. XII; A. Bistarelli, La resistenza, cit., cap. 1, Un caso particolare: il caso Murge. ..."
 
Message Autore: Lale Data e ora: 17.03.2005 16:49
Ma che lingua si parla in Bosnia, Serbia e Croazia ?
Nota: ho scopiazzato quest'articolo, è un pò lunghetto ma credo sia interessante per cercare di capire un pò almeno qualche aspetto della traumatica e recente storia ...... Premessa: per semplicita' e per evitare problemi con la tastiera e con la visualizzazione dei caratteri, alcune parole in questo articolo sono scritte in una grafia semplificata e senza accenti, dieresi ecc. Chi ha gia' compiuto i quarant'anni e' stato abituato da giovane a vedere i Balcani come un'unica nazione (la Yugoslavia) e a leggere sui giornali riferimenti piu' o meno vaghi ad una lingua "slava" sia che si parlasse di uomini del nord della Slovenia che del sud del Kosovo. Gia' con la disgregazione della Yugoslavia si e' cominciato a scoprire che gli Sloveni non avevano poi tanto in comune con i Kosovari, mentre nel mezzo il tutto era annegato in un generico "Serbo-Croato". Il primo impatto con la Bosnia puo' ingenerare poi ulteriore confusione: "in Bosnia si parla Bosniaco, che e' diverso dal Serbo perche' loro scrivono in caratteri cirillici, ma che e' diverso anche dal Croato, che ha i caratteri latini come noi, alcune parole uguali che pero' si pronunciano diversamente e alcune parole diverse che pero' hanno la stessa pronuncia" (frase realmente sentita da un traduttore durante un viaggio in Bosnia). E qui crollano anche le poche certezze. Ma come ? Ma il "Serbo-Croato" come fa ad esistere se non c'e' nemmeno l'alfabeto in comune ? E se la lingua e' la stessa, perche' per raggiungere la Bosnia dobbiamo attraversare prima la "Dogana", poi la "Carina", poi la "Cestnina", poi la "Cestarina" e infine un qualcosa di indecifrabile che potrebbe essere greco o russo e che il mio computer non sa come rendere ? Un aiuto fondamentale arriva dal decisivo articolo di Luca Bogdanic (studioso Croato di geopolitica) su Limes di Giugno 2003 dedicato ai Balcani. Gia dal titolo "Serbo, Croato o Serbo-Croato ? L'uso geopolitico della lingua" si capisce che non sara' banale venirne a capo (come quasi sempre quando si parla di Balcani). Per comprendere la storia delle lingue dei Balcani, bisogna risalire alla fine dell'Ottocento quando e' necessario difendere l'identita' culturale "slava" dalla pressione della cultura Austro-Ungarica. Il concetto di base e': come possiamo difendere gli interessi comuni dei popoli balcanici se non abbiamo neanche una lingua in comune ? Il motivo di base della nascita dello "Yugoslavo" e' quindi prettamente politico: siamo un unico popolo, abbiamo un'unica lingua per cui vogliamo staccarci dalla pressione dell'impero Austro-Ungarico con cui non abbiamo radici culturali comuni da spartire. Come "esperanto" dei popoli slavi venne scelto il dialetto parlato in uno dei punti di maggiore mescolanza fra le varie etnie che animavano i balcani, la Bosnia-Herzegovina, in particolare fu scelto il Croato parlato in Herzegovina perche' piu' simile ai dialetti Serbi presenti piu' a sud. Questo dialetto era detto "stokavo" (dalla grafia del pronome interrogativo "che ?": "sto") mentre la sua pronuncia era detta "ijekava" ("pronuncia delle sole vocali"). E gia' qui si comincia a far fatica a seguire il filo del discorso perche', tanto per dare un idea, duecento chilometri piu' a sud si continuava ad usare il dialetto "stokavo" (le parole quindi erano le stesse) ma la pronuncia era "ekava" ("pronuncia anche delle vocali") e quindi diversa. Quindi il fatto che Serbo, Croato, Bosniaco e Serbo-Croato fossero una sola lingua o lingue diverse era correlato a questioni meramente geopolitiche piu' che linguistico-culturali: chi voleva la "Yugoslavia" ("Nazione di tutti gli slavi") aveva interesse ad esaltarne le affinita', i fautori del nazionalismo separatista ovviamente evidenziavano le differenze. Il fatto che i Serbi utilizzassero ANCHE l'alfabeto cirillico (mutuato dalla fede ortodossa ed adattato alla lingua locale con la logica "Scrivi come parli e leggi com'e' scritto") mentre piu' a nord si utilizzava solo l'alfabeto latino, in un mondo di analfabetismo diffuso, non ostacolava il mescolamento delle lingue e dei dialetti. D'altra parte va ricordato che anche in Croazia e in Bosnia nel medioevo veniva utilizzato l'alfabeto "glagolitico", una variante del cirillico ancora visibile negli affreschi delle chiese Croate medievali sopravissute al conflitto. Vogliamo complicare un po' la vicenda? Esistono parole che si scrivono allo stesso modo con l'alfabeto latino e con quello cirillico ed hanno quindi stessa pronuncia e significato: jaje (uovo), ja (io), mama (mamma), TATA (papa' scritto in stampatello maiuscolo) e molte altre di uso meno comune. Nel dopoguerra, ovviamente, la spinta al riconoscimento di un'unica lingua "panslava" o "yugoslava" fu massima da parte del regime Socialista di Tito in quanto fonte ulteriore di unione dei popoli Balcanici. Nel 1954 addirittura venne prodotto un documento (gli "Accordi di Novi Sad") che piu' o meno recitava: "la lingua di Serbi, Croati, Bosniaci e Montenegrini e' un' unica lingua con due diverse pronunce, la "ekava" a sud e la "ijekava" a nord". In sostanza (citando lo scrittore Miroslav Krleza) "Croato e Serbo sono un'unica lingua, i Croati la chiamano Croato, i Serbi Serbo, gli altri Serbo-Croato". Negli anni novanta ovviamente le spinte geopolitiche erano di indirizzo opposto, da qui le iniziative da parte dei governi nazionalisti Croati per cercare di distinguere la loro lingua dal "Serbo-Croato" ufficiale inventando nuove parole o ripescandone di arcaiche, purche' fossero radicalmente diverse dal Serbo (dando vita anche a numerose barzellette sul "neo-croato"). Giusto per fare un esempio, nel 1990 il governo Croato cambio' nome al "passaporto", da "pasos" (pronuncia e grafia uguali in Serbo e in Croato) a "putovnica" (dal Croato antico "putovati", "viaggiare"). In parallelo ai Croati anche i Serbi negli anni novanta si sono dati da fare per differenziare il Serbo corrente dal "Serbo-Croato" ufficiale cancellando, per esempio, ogni traccia della versione in caratteri latini della lingua e considerando come ufficiale solamente quella in caratteri cirillici. In tutto questo caos rimangono poi da considerare i dialetti locali, restii come tutti i dialetti a farsi sopraffare dalle lingue ufficiali, che rimangono tuttora agganciati alle radici storiche. E' quindi piu' facile che si capiscano un contadino delle campagne di Zagabria e uno delle campagne di Belgrado, che hanno in comune la radice tedesca del dialetto, piuttosto che un pescatore di Dubrovnic che nel suo dialetto ha molte parole derivate dal dialetto veneziano. Un piccolo esempio ? Se rimanete a piedi con la macchina nelle campagne Croate, per chiedere un cacciavite dovete chiedere un "sarafencinger", se invece siete sulla costa Dalmata potete chiedere un "kazavita", molto piu' facile, forse per quello che tanti italiani vanno in vacanza sulla costa "Yugoslava". --------------------------------------------------------------------------------
 
Message Autore: Manlio Bastoni Data e ora: 17.03.2005 15:24
cultura, non natura
Sono Manlio Bastoni. Mi spiace che il mio ultimo commento sia giunto anonimo, quello per te e altri. E' un po' di tempo che mi prende i commenti solo in forma anonima, non ho ancora capito perchè. Io fin dall'inizio ho sempre firmato i miei interventi con nome e cognome, anche perchè credo sia un ottimo mezzo per costringersi a contenersi, cosa che su argomenti così delicati non è male. Se verifichi ciò che ho scritto in precedenza credo tu possa verificare che abbiano opinioni molto simili. La ragione di quest'ultimo mio intervento, un po' confuso per la verità, sta tutta nel timore che da una giusta battaglia per ottenere l'assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori della guerra nella ex-jugoslavia si passi a valutazioni sulle culture dell'"Altro" molto distanti dalla realtà e dopo aver costruito una mezza Europa nel nome dell'Ecumenismo se ne distrugga l'altra metà per puro interesse di mercato. In questo senso ho alcune perplessità sull'operato del TPI che le tue argomentazioni non mi hanno fugato. Per quanto riguarda le bellezze monumentali e naturali non mi riferivo nè al portale di Radovan a Trogir, nè alle cascate di Plitvice. Conosco troppo bene la Croazia per non sapere che buona parte dei grandi beni culturali di quel paese si sono sviluppati sotto l'influsso della cultura italiana e che le meraviglie naturali soggiaciono a leggi naturali indifferenti a logiche nazionalistiche. Ciò che mi premeva mettere in rilievo della cultura dei croati è l'atteggiamento di rispetto verso il Bello e di rigore nella gestione della cosa comune (lo so che è facile prendere a modello questi ultimi anni per ridicolizzare questa tesi). Questo aspetto, a mio modo di vedere, li pone a cavallo tra la cultura latina e quella germanica, perfettamente inseriti nell'Europa contemporanea e non persi tra le steppe dell'altopiano iranico da dove, secondo qualcuno, vennero i loro avi. Dopo di che, ok!: Che si bruci Gotovina!!
 
Message Autore: Radovan Data e ora: 17.03.2005 11:42
Elucubrazioni mentali
"........."collaborino con il Tribunale". Sì, sempre e quando il Tribunale (sic) riconosca anche le colpe degli aggressori NATO......ossia :MAI
 
Message Autore: Mauro Data e ora: 17.03.2005 09:15
risposta all'anonimo
Caro amico Anonimo (mi dispiace chiamarti così, ma non conosco il tuo nome, è un peccato non dichiararlo...), scusa, ma credo che le tue (in parte giuste) considerazioni possano valere per altri messaggi, non per il mio, al quale comunque ti riferisci citandomi nel titolo del tuo commento. Che la Croazia sia un meraviglioso Paese, è fuori di dubbio (tra l'altro, ho amici croati e conosco alla perfezione le meraviglie dell'Istria, della Slavonia e soprattutto della Dalmazia, che è una terra stupenda, come lo è Dubrovnik, anche se qualcuno ha cercato di distruggerla....). Mi reco molte volte in queste zone e le amo. Non è questo il punto. Le bellezze geografiche sono una cosa, le considerazioni politiche, sociali (giuste o sbagliate che siano) sono un'altra. Anche la Cuba di Fidel, il Cile di Pinochet, la Russia di Stalin, la Cambogia di Pol Pot, la Cina di Mao, la Germania di Hitler, l'Italia di Mussolini e Berlusconi erano e restano Paesi tra i più belli del mondo, ma cosa c'entra? Non sono nè più nè meno belli a seconda del regime politico che di volta in volta li contiene e li regge (ti assicuro che il Colosseo non era meno brutto ai tempi del Fascio....). Altrimenti assolviamo dal Giudizio della Storia che ne so, uno come Goering, solo perchè era un raffinato cultore d'atre? Io mi riferivo alla faccenda Gotovina (allo stesso modo potrei parlare di Karadzic o Mladic, Delic e tutti gli altri, per i quali, e lo dico a denti stretti, vale comunque la presunzione d'innocenza, come per me e per te), perchè l'articolo pubblicato mi ha offerto questo spunto. Se vuoi, in separata sede, parliami di quanto bello e simpatico è il mio caro amico Goran (o il mio amico belgradese "brate" Nicola), o di quanto sono belli i laghetti di Plitvice o la cattedrale di San Doimo e la reggia diocleziana a Spalato... Potrei dilungarmi, ma non è questo il punto, ovviamente. La Croazia e gli altri Paesi che componevano la Jugoslavia possono certamente essere un fattore destabilizzante, per l'Unione Europea, e personalmente li vorrei tutti nel grembo della CEE. ma solo se saranno pronti ad entrarvi. Essere pronti vuol dire chiudere i conti con il passato, PER TUTTI. Così come la Germania ha chiuso i conti con il nazismo, e già negli anni '50 (a soli 10 anni di distanza da un passato un "attimino" più ingombrante di quello della Serbia di Milosevic o la Croazia di Tujman) è stata uno dei motori della nuova Europa. Tutte le Repubbliche balacaniche dimostrino di fare i conti con i propri errori, collaborino con il Tribunale, ammettano le proprie responsabilità (come vedi non faccio polemica tra serbi, croati, bosniaci ecc. anche se ho un'idea su chi sia il principale responsabile della recente guerra balcanica) e poi, solo quando il processo di riappacificazione sarà completato, potremmo serenamente parlare di integrazione europea. Ovviamente una delle cose propedeutiche è la consegna dei presunti criminali di guerra, affinchè vengano giudicati da un organo che non è certo l'espressione della tirannide più assolutistica. Tra l'altro, molti presunti criminali si stanno in questi gironi spontaneamente consegnando al tribunale... dobbiamo far luce sugli avvenimenti degli anni '90, e questa, se non sufficiente, è sicuramente una condizione necessaria per ristabilire pace ed armonia tra i vari fratelli di Bosnia, Serbia e Croazia. senza paure, senza ipocrisie, ciascuno ammettendo le proprie colpe e responsabilità. Visto che ti piacciono le citazioni, ti ricordo che Hans Frank (governatore della Polonia occupata dai nazisti) durante il processo di Norimberga (nel quale fu condannato a morte) disse che dovranno trascorrere 1000 anni e ancora la vergogna per quello che ha fatto la Germania non sarà cancellata. Vorrei sentire qualcosa del genera anche da qualche carnefice balcanico, sempre se ce ne sono: perchè mi pare che tutti neghino tutto in questa vicenda. Manca la serenità, evidentemente è passata troppa poca acqua sotto i ponti (di Mostar e di Visegrad), e gli odi non sono ancora sopiti... E, mi dispiace, l'Europa unita non è la sede in cui portarli...
 
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