| spiacente, clear. Le tue informazioni sono troppo lacunose. Non è colpa tua: in Italia da destra a sinistra , passando per il centro, prevale la censura sulla realtà .
Non hai qualche nonno militare in Jugoslavia durante l'invasione '42-43? Probabilmente no, perchè altrimenti avresti saputo quanto forte fosse la Resistenza nella Sloveniae nella Croazia occupate.
In libreria poi non trovi i testi che ti consiglio, perchè sono o in inglese o in francese.
Ti regalo perciò un altro pezzo di traduzione.
Ho omesso i riferimenti bibliografici e d'archivio
per rendere più scorrevole la lettura.
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Il governo collaborazionista in Serbia-
Prima dell'invasione i comandanti delle divisioni tedesche non avevano ricevuto istruzioni su come amministrare i territori conquistati in Jugoslavia. I piani vennero sviluppati nel corso della guerra dei dodici giorni.
I Tedeschi considerarono la possibilità di utilizzare lo stesso premier defenestrato dai golpisti- il clericale sloveno Dragiša Cvetkovich, che aveva firmato l'accordo di marzo, per formare un governo collaborazionista pan-Jugoslavo. Lo avevano già convocato a Belgrado coi due reggenti Radenko Stankovich e Ivan Perovich, quando arrivò l'ordine di Hitler di smembrare la Jugoslavia.
Lo stesso giorno che Cvetkovich offrì i suoi servigi ai nazisti, arrivarono altri personaggi di spicco ad offrire ai nuovi padroni la loro collaborazione.
Dal 17 aprile sino al 30, giorno dell'instaurazione del governo collaborazionista serbo, i politici serbi filonazisti, con Ljotich in testa, tennero riunioni quotidiane sotto controllo tedesco. Ma i Tedeschi pensarono che Ljotich si era screditato troppo con la sua lunga polemica contro Stojadinovich, e che un suo governo sarebbe stato un fallimento.
Il 22 aprile il gen. Helmuth Föster divenne comandante militare della Serbia. Egli incaricò Milan Acimovich , già capo della polizia di Belgrado e Ministro degli Interni di Stojadinovich, di formare un governo di commissari, comprendente Ljotich, che però rifiutò lasciando al suo posto due suoi uomini, Stevan Ivanich e Miloslav Vasiljevich , membri di Zbor.
Hitler approvò la decisione ed il 30 aprile entrò in carica il governo Acimovich nel quale erano rappresentati tutti i partiti serbi, esclusi il comunista e l'agrario filo-inglese.
Per i primi tre mesi dell'occupazione tedesca la Gendarmeria Reale continuò le sue funzioni col nome di Gendarmeria Serba, come pure la Polizia.
La vastità dell'insurrezione colse di sorpresa il comando tedesco. Seguirono sanguinose rappresaglie: il 22 luglio vennero fucilate 111 persone, ebrei compresi, ed alla fine di agosto i fucilati eran già più di mille. I comunisti in Serbia all'epoca non raggiungevano i 2000 aderenti.(da Serbia's secret war)
4- L'appello nazionale in Serbia contro la Resistenza
L'insurrezione, alla quale non presero parte i Cetnici, non solo colse di sorpresa i Tedeschi, ma spaventò anche la classe dirigente serba. Le feroci rappresaglie portarono ad un effetto contrario di quello sperato dai Tedeschi: la forza di attrazione della Resistenza comunista aumentò. Ciò spaventò gli ambienti borghesi serbi, la Chiesa Ortodossa e gli intellettuali, che sotto la guida di Velibor Jonich lanciarono un appello alla Nazione Serba.
Sottoscrissero 546 personalità serbe, fra le quali troviamo ministri in carica ed ex, generali, colonelli, senatori, 81 docenti dell'Università di Belgrado con in testa il rettore, industriali, direttori di banche e di società, pittori, scrittori, giornalisti, scultori, cantanti d'opera, musicisti ed attori, membri di Zbor, 3 vescovi , 4 canonici e molti pope ortodossi.
L'appello poneva in primaria importanza la conservazione della pace e dell'ordine ed attaccava i comunisti come mercenari, alieni, sabotatori, bolscevichi insensati al servizio di padroni stranieri che mettono in pericolo le nostre donne ed i bambini. Esso chiamava i Serbi alla difesa contro questi mostri aiutando le Autorità (di occupazione) ad estirpare il male con ogni mezzo.
Due settimane dopo questo appello l'insurrezione continuava ed aumentava di intensità, con gran disappunto dei Tedeschi e della borghesia serba. Allora in un incontro di 75 personalità eminenti della Serbia, in rappresentanza di tutti i partiti serbi - ovviamente escluso il Comunista e l'Agrario - venne decisa la formazione di un governo di salvezza nazionale comandato dal gen. Nedich.
Era presente la metà dei commissari di Acimov, incluso Acimov stesso. Venne decisa la più stretta collaborazione con le forze naziste di occupazione.
Il 29 agosto 1941, due giorni dopo quell'incontro, le autorità tedesche installarono il governo di Salvezza Nazionale (Narodnog Spasa) sotto la guida del gen Nedich. Sette degli undici ministri avevano partecipato all'incontro dei 75, fra i quali tre generali dell'armata reale.
Milan Nedich, già eroe della I° Guerra Mondiale, nel '39 aveva ricoperto l'incarico di Ministro dell'Esercito e della Marina nel governo Stojadinovich, e per le sue posizioni filotedesche aveva dovuto rassegnare le dimissioni durante il governo Cvetkovich nel '40.
I Tedeschi diedero a Nedich due mesi di tempo per creare un esercito antipartigiano. Nedich prese subito il comando dei Gendarmi Serbi, del corpo paramilitare di Zbor e dei Cetnici di Kosta Pecianac che gli avevano giurato fedeltà. Con queste truppe collaborazioniste il compito delle truppe tedesche veniva alleggerito.
Il 1°settembre 1941, Nedich inviava un comunicato al col. Jovan Tršich, comandante dei Gendarmi Serbi, in cui diceva che
"...le azioni sul terreno per sedare la ribellione comunista, d'ora in poi saranno compiute in esclusiva dalla gendarmeria serba, senza interferenza delle autorità tedesche..."
Il 5 settembre il ministro dell'Interno ordinò la creazione di 9 nuovi distaccamenti armati, di circa mille uomini ciascuno, armati ed equipaggiati dai Tedeschi, sotto diretto comando di Nedich.
Ma queste forze, che si aggiungevano ai Gendarmi Serbi, ai cetnici di Kosta Pecanac ed ai 120 uomini di Ljotich del 1°distaccamento di Volontari Serbi, non bastarono da soli a soffocare la ribellione, costringendo Nedich a richiedere l'intervento delle truppe tedesche.
La Germania tolse allora dalla Francia la 342° Divisione e l'inviò in Serbia assieme al 125° reggimento tolto dalla Grecia, e il gen. Frantz Böhme venne nominato comandante militare della Serbia.
Il 18 settembre il gen. Böhme arrivò a Belgrado con l'intenzione di soppiantare le truppe collaborazioniste con quelle tedesche, ma dopo un incontro con Nedich cambiò idea e decise di aumentarle invece considerevolmente. Il 13 dicembre 1941 circa 18.000 serbi erano già in armi sotto Nedich.
(da Serbia's secret war)
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