| Sono di Palermo e per lavoro ( Cooperazione INternazionale ) mi occupo di Balcani da 10 anni. Ho vissuto e lavorato a Sarajevo nel 1998 dove ho molti amici e amiche. Conosco il settimanale DANI ma non conosco la giornalista.
L'articolo non mi è piaciuto perchè scritto male e molto superficiale: perchè lo avete pubblicato ???
Mi sembra però molto interessante avere l'occasione di leggere e discutere con qualcuno , straniero, che racconti le sue impressioni su Palermo come noi potremmo raccontare di Sarajevo.
Infine: alla redazione dell'Osservatorio Balcani, che conosco e stimo da anni, per piacere non usate termini come "la pittoresca" città di Palermo!
Alla giornalista: si legga il mio libro su Sarajevo, ( Adolescenze- Sarajevska Amina di Jedan-Gianguido Palumbo ) Edizione Supernova Venezia 1999 ) mi scriva e proviamo a conoscerci meglio, come Popoli e Culture che possono arricchirsi reciprocamente e non solamente "svolazzare" da un posto ad un altro scrivendo frasi insipide.
Infine ancora , dato che il tema MAFIA è così importante sia a Palermo che nei Balcani e a Sarajevo in particolare, vi mando un testo che ho scritto in occazione della giornata 21 marzo per le vittime di tutte le Mafie.
Roma 25 febbraio 2005 GIANGUIDO PALUMBO
In occasione della giornata per le vittime di Mafia 21 marzo 2005 ideata e organizzata da LIBERA.
Io, noi, i siciliani e la Mafia : è cosa nostra !
Siciliani ?
“ Siamo un Popolo triste Noi, molto triste, lugubre anzi, sempre pronti tutti a veder nero, sempre sperando qualcosa d’altro, di meglio, e sempre disperando di poterla avere...”
( Elio Vittorini 1953 Conversazione in Sicilia )
Siciliani ?
“ I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è superiore alla loro miseria”
( Tommasi di Lampedusa “Il Gattopardo” 1957 )
Siciliani ?
“ Conoscere i mafiosi ha influito profondamente sul mio modo di rapportarmi con gli altri e anche sulle mie convinzioni.(…) L’imperativo categorico dei mafiosi di “dire la verità” è diventato un principio cardine della mia etica personale.(….) In certi momenti questi mafiosi mi sembrano gli unici esseri razionali in un mondo popolato da folli.(…) Per quanto possa sembrare strano, la Mafia mi ha impartito una lezione di moralità”
( Giovanni Falcone “Cose di Cosa Nostra” 1991 )
Sono nato a Palermo oltre cinquantanni fa, da genitori siciliani originari di Palermo e Salaparuta.
Ho lasciato la Sicilia a diciotto anni e ho vissuto per 30 anni a Venezia per poi approdare a Roma nel 2002. Proprio a Venezia, fra il 1990 e il 2000, durante la crescita del Leghismo veneto e lombardo, ho toccato con mano il razzismo diretto ed esplicito ma anche quello quasi incosciente e sottile di amici colti e democratici.
Più di una volta mi sono sentito dire “ Ma davvero, sei siciliano ?! Non sembra assolutamente !” Reagivo con un misto di offesa e crisi di identità.
Ho riflettuto ripetutamente tra me e me e con amici sull’identità siciliana ed altrettanto sulla relazione fra Mafia e sicilianità, nella storia di ieri e di oggi.
Ho apprezzato molto l’impegno di decine di persone in Sicilia e in Italia, siciliane e non, contro la Mafia, per la maturazione di una cultura e di una società diversa, e mi sono sempre sentito in colpa per non avere ancora fatto quasi nulla in prima persona.
Più recentemente, per caso o meno, la televisione ci ha proposto film e trasmissioni sulla Mafia e sulla Sicilia mentre in quella stessa isola accadevano fatti politici e sociali importanti e significativi. Da pochi giorni infine è uscito un nuovo libro sulla Mafia scritto da un inglese e già apprezzato da molti: “Cosa Nostra” Laterza 2005 del giornalista John Dickie.
Fra pochi giorni l’associazione nazionale LIBERA, che stimo molto, celebrerà per il decimo anno, la giornata del 21 marzo in memoria delle vittime della Mafia.
Le sollecitazioni ripetute e le riflessioni accumulatesi negli anni mi hanno portato a decidere di scrivere queste prime pagine.
Mi sto convincendo sempre più che sia inaccettabile e dannosa l’idea secondo la quale i Siciliani sarebbero un popolo straordinario rovinato da una infima minoranza diabolica di Mafiosi, oggi quantificabile in circa 5000 persone, su circa 5 milioni di isolani ( lo 0,1 % ! ).
Idea, retorica quanto perfetta nella sua funzione di alibi, che invece continua ad essere riproposta da più parti e in più occasioni.
Le iniziative necessarie e meritorie di educazione antimafia, da anni organizzate in molte scuole siciliane, oggi mi sembrano insufficienti e in parte inefficaci.
Ancora decisive, ma poco estese, sono tutte le attività statali, ai diversi livelli di indagine, di controllo e di repressione così come le iniziative economiche e sociali.
Eppure la repressione, lo sviluppo economico sociale e l’educazione alla legalità forse non bastano.
A partire da dall’analisi di me stesso, di amici carissimi, di conoscenti e sconosciuti, sto giungendo alla conclusione che proprio “Noi Siciliani”, soprattutto maschi, coviamo dentro l’essenza fertile per la nascita e la crescita della “mafiosità”, nata e cresciuta in secoli di accumulazione: non ipotizzo certo un imprinting, mafioso ma un processo educativo che si riproduce.
So che tale dichiarazione era già contenuta in numerosi scritti e parole di decine di persone o in malafede, mafiose, colluse, o intrise di una cultura al limite del razzismo, che attraverso questa tesi giustificavano la Mafia, Cosa Nostra, e rinunciavano a cambiare la Sicilia.
( Nel libro di John Dickie ciò viene ribadito con forza, ma risultano molto più interessanti a proposito gli ottimi saggi pur datati di Rosario Spampinato e di Paolo Pezzino nel volume “La Sicilia – Storia d’Italia” Einaudi 1987) .
So anche che c’è un grande rischio di equivocità e di indolenza se non ci si fa capire bene e soprattutto se non si reagisce di conseguenza.
So, e considero positivo tale processo, che è sempre più difficile e sbagliato credere nella persistenza di Identità Etniche codificate in qualsiasi parte del Mondo Contemporaneo perché il “meticciato” sta attraversando continenti, nazioni, territori, provocando nuove condizioni di vita e di percezioni del sé che non permettono interpretazioni storiche comportamentali, individuali e collettive, statiche e rigide.
Ma voglio correre questi rischi perché constato la continuità di politiche pubbliche e pratiche private, di vita sociale, culturale ed economica inficiate dalla Mafia e dalla Mafiosità, nonostante decenni di parole, di denunce, di morti, di veri eroismi, di grandi impegni e iniziative, di leggi.
Credo che “Noi Siciliani” innanzi tutto ( pur nell’ambiguità di ciò che questo termine significhi ), assieme ad altri, dovremmo attivare una piccola rivoluzione attraverso l’autocoscienza e contemporaneamente promuovere iniziative conseguenti e coerenti che smuovano ancor più dalle fondamenta un terreno solidificato.
L’essenza fertile per la nascita della “mafiosità” in “Noi Siciliani”, sta nella “falsa coscienza” della superiorità individuale, di ognuno di noi sugli altri, ancora oggi, anno 2005:
-io siciliano, sono migliore dei non siciliani ed io in particolare sono anche migliore degli altri siciliani;
-io, siciliano, non ho bisogno di nessuno e non mi umilio a chiedere nulla;
-io, siciliano, sospetto che gli altri, tutti, possano fregarmi e agisco di conseguenza, mi guardo attorno, mi “quartio”;
-io, siciliano, mi sento vittima della storia, della sfortuna, di chi non mi capisce e non mi valorizza, di chi è più forte e ha più potere di me ingiustamente, immeritatamente, e allora mi vendico;
- io, siciliano, credo, e spero, che la mia famiglia naturale ( Madre, Padre, Moglie, Figli, e poi chissà) sia l’unica sicurezza e la mia forza principale, da valorizzare e difendere ad ogni costo;
-io, siciliano, mi fido solamente di parenti e amici di provata sintonia e fedeltà alla nostra stessa relazione;
- io, siciliano, non ammetto di essere tradito da alcun membro della mia famiglia naturale, e io non tradirò la coesione della medesima, al di sopra di tutto;
- io, siciliano, non credo nelle Istituzioni Pubbliche che sono quasi inutili, nemiche, fatte da persone estranee che non stimo perchè fanno solo i loro interessi, sono inefficienti, e fanno leggi sbagliate che mi creano più problemi che vantaggi;
-io, siciliano, mi sento onesto e cerco di esserlo ma questo non vuol dire obbedire a tutte le leggi esistenti perché molte per l’appunto sono sbagliate e le posso e devo aggirare, e così mi sento anche molto intelligente e furbo, dimostro la mia forza, la mia autonomia;
-io, siciliano, sono terrorizzato dalla Morte , non sopporto che la mia vita finisca e sono pronto a far morire piuttosto che morire io, considerando la morte degli altri, spesso nemici, la punizione peggiore quanto peggiore è stato il torto che quel nemico mi ha fatto.
-io, siciliano, aspetto la sorte, accetto il destino, predefinito chissà da chi, forse da Dio, ma alla fine sarà il Caso a definire il mio futuro, al di là della mia volontà.
Non c’è bisogno di essere mafiosi, parte integrante di Cosa Nostra, o collusi, oppure solamente obbedienti, per mantenere viva la Cultura Mafiosa, per riprodurre la “mafiosità”.
Certamente alcune di quelle caratteristiche culturali e comportamentali sono attribuibili anche a buona parte degli “Italiani” ma fu proprio Goethe duecento anni fa, nel suo viaggio in Italia a sostenere che l’Italia senza la Sicilia non sarebbe se stessa.
La Mafia sembra essere nata quasi da una “Cultura di Popolo” per poi diventare una tremenda Organizzazione Criminale e riprodursi ancora come cultura diffusa.
La Storia di decine di dominazioni ha arricchito realmente i Siciliani facendoli crescere ma provocando in loro anche una sorta di Cultura della Autodifesa, della Sopravvivenza, della Individualità allargata al solo nucleo base, la Famiglia.
La resistenza alla Cooperazione Umana a fin di bene, alla condivisione per superare le difficoltà e migliorare la propria vita, alla fiducia nelle Istituzioni Pubbliche, nasce da questa maledetta reazione di Autodifesa Orgogliosa. E questa non è certo una giustificazione : è piuttosto una condanna !
Il dramma si rafforza nel paradosso: tale fortissimo individualismo e chiusura al rifiuto di regole collettive di convivenza si è via via “sfogato” nella creazione di una Società Parallela di autoorganizzazione economica, culturale, di uno Stato nello Stato contro lo Stato, che è proprio Cosa Nostra, denominazione fortemente simbolica e molto significativa.
Mafia ?
“ La Mafia di ciascun periodo storico può considerarsi come il gruppo o l’insieme dei gruppi che ha successo nel trasformare la sfiducia in un affare remunerativo attraverso una instancabile e se necessario violenta ricerca del monopolio di risorse e transazioni”
( Diego Gambetta “Le strategie della fiducia - indagini sulla razionalità della cooperazione” Einaudi 1989)
Mafia ?
“ La Mafia è essenzialmente espressione di un bisogno di Ordine e quindi di Stato “
( Giovanni Falcone “Cose di Cosa Nostra” 1991 )
La Mafia, in circa 600 anni di vita organizzata, ( secondo teorie che la fanno nascere nel tardo Medioevo e non nell’’800 ) è diventata una Grande Famiglia sostitutiva delle Istituzioni Pubbliche e del mercato economico, che mantiene esaltandoli i principi base del “Siciliano” ( l’eccellenza e la superiorità “etnica”, l’autonomia dagli altri, il sospetto, la Famiglia, l’Amicizia, la Fede cristiana, semplificata a proprio uso e consumo ), attraverso una vera e propria Organizzazione Territoriale alternativa, gerarchicamente rigidissima.
La violenza fisica, contadina, animale, primordiale, e il culto della morte, diventano strumenti di potere essenziali.
Ma il punto delicato e difficile sta nel passaggio alle attività “illegali” fino alla criminalità estesa a tutti i settori possibili della Società e poi al Mondo Intero come Mercato, come territorio da sfruttare.
Dall’autodifesa all’offesa, dalla difesa all’attacco, dalla sopravvivenza al Potere e la Ricchezza quasi infinita.
La “Mafiosità” è stata ed è un disastro, prima ancora della Mafia; ci ha rovinati e continua a rovinare “Noi Siciliani” e buona parte degli Italiani ma per “estirparla”, per superarla, bisognerebbe fare una profonda “autocoscienza” ( come in parte è avvenuto o dovrebbe avvenire per altri motivi in Germania per l’antisemitismo e nei Balcani per le reciproche intolleranze ), promuovere attività di educazione nelle scuole non solo alla Legalità ma soprattutto alla Modestia, all’Umiltà, alla Cooperazione Umana, alla Convivenza, alla Fiducia negli altri, al Piacere del Futuro e della Vita, al Piacere dell’impegno sociale, alla Forza della Giustizia condivisa e riconosciuta, al Piacere dell’Onestà vera.
Originali e preziose mi sembrano quindi le diverse iniziative che a Palermo svolgono da anni alcune associazioni con gruppi di adolescenti, fuori e dentro le scuole. Fra queste, a cura di “Libera”, la nascita in alcune Scuole Medie di vere e proprie Cooperative fra gli studenti per imparare a gestire attività quotidiane essenziali come l’acquisto delle merende e delle bevande per la ricreazione, la organizzazione di pomeriggi musicali e di ballo o di divertimento in comune dentro la scuola: piccole pratiche di vita alternativa, diversa da quella che nasce e cresce nelle famiglie, nelle relazioni quotidiane, nei quartieri, nelle scuole.
Infine ricordo due progetti nati nella lontana Venezia.
Nel 1993, ancora caldo del trauma del doppio eccidio Falcone e Borsellino, pensai di far nascere un’Associazione culturale per la valorizzazione delle responsabilità individuali di siciliani e siciliane da premiare e aiutare nelle loro imprese. L’Associazione si sarebbe denominata proprio “Cosa Nostra”, con lo slogan: La Sicilia è cosa nostra.
Così come vorrei riprovare, assieme ad altri, a rilanciare il progetto di MUSEO sulla MAFIA da realizzarsi a Palermo, possibilmente nel carcere dell’Ucciardone recuperato a fini culturali. Nel 1998 elaborai quel progetto, motivato e dettagliato, di Museo sulla Mafia, per la Giunta Orlando, progetto regolarmente spedito alla segreteria del Sindaco. Non ebbi alcuna risposta ma dopo alcuni mesi si parlò pubblicamente a Palermo di tale ipotesi, senza citare l’origine : non sene fece nulla.
Nel frattempo a Corleone il Sindaco di centrosinistra eletto nel 1995 aveva provato a far nascere un Centro di Documentazione sulla Mafia. Ma dopo pochi anni le nuove elezioni amministrative in Sicilia cambiarono nettamente segno politico: in molti dei quasi 50 Comuni dove avevano governato dal 1995 al 2000 nuovi sindaci, uomini e donne, democratici e progressisti, si passò a maggioranze diverse. Qualcosa, di importante, non aveva funzionato.
Quando sarà possibile visitare a Palermo un Museo sulla storia della MAFIA, che non faccia piacere a “Cosa Nostra” ?
Gianguido Palumbo
adhocve@tin.it
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