Balcani Cooperazione Osservatorio Caucaso
sabato 22 novembre 2008 11:28

Osservatorio Balcani
 

Commenti dei lettori all'articolo: Predrag Matvejević: le foibe e i crimini che le hanno precedute

(11-20/22)

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Message Autore: Anonimo Data e ora: 01.03.2005 00:35
X Manilo
Dragi Manilo. Io lo so chi sono "bogomili" ("Cari a dio"), ma tu lo dovrei spigare ai Italiani. Se no non capiscono quello che scrivi. (I miei antenati erano "bogumili", e ne vado fiera) Spiegami 5 o 4 punte sulla bandiera Croata in Italiano. Io, micha ho capito. Grazie
 
Message Autore: Antonio 2 Data e ora: 26.02.2005 03:19
Viva la verità
Mi ha fatto piacere leggere l'articolo ed i commenti, come vedo la documentazione non manca, tutti esperti in materia, bravi! Ma non abbiate paura di una fiction... non farà dimenticare di certo il fascismo... non sarà certo "il cuore nel pozzo" a cancellare 50 anni di libri di storia e propaganda antifascista. Io non sono nè per questo partito nè per quello, non vengo per parlare o per giudicare, sono per la libertà di opinione e di espressione, e per questo oggi preferisco sentir parlare chi ha sempre taciuto, e mi auguro che chi ha già tanto parlato per tutti questi anni di disinformazione si faccia da parte per una volta con rispetto ed educazione. I sopravvissuti alle dittature, alle stragi, alle foibe, meritano ora e sempre di essere ascoltati senza interruzioni e senza commenti astrusi... "Il cuore nel pozzo" è una fiction encomiabile in ogni senso, eppure qualcuno ci ha visto una manovra politica, chissà come mai, proprio adesso...? Se nell'uomo esiste questa indole a individuare interessi, giochi di potere ecc. ecc. ma perché per 50 anni nessuno si è mai accorto di nulla...? Eppure si tratta di stragi, genocidio e potere... Allora: viva la verità da qualunque parte venga e un po' di rispetto per favore... Nessuno di loro è morto per caso e se ci fate caso erano tutti disarmati, sia davanti ai fascisti che davanti ai comunisti, erano tutte persone comuni, cittadini, donne, bambini. Oggi le cose sono cambiate, scrivete pure fesserie e datevi addosso con paroloni forbiti e numeri fantastici, ormai... la verità E' ...VVVIVA e nessuno riuscirà a fermarla. Altro che Berlusconi e Fini...
 
Message Autore: Manlio Bastoni Data e ora: 25.02.2005 22:50
Bosnia caput mundi
Ripensando agli anni delle guerre degli anni '90 e rileggendo gli articoli e gli interventi e in particolare questo sono ripiombato nella disperazione che mi attanagliò in tutti quegli anni. Fin dall'inizio ho ritenuto che quelle cose non sarebbero potute accadere senza il ruolo abberrante giocato dai mass-media che riscrissero il passato, il predente e il futuro di popoli interi. In questo senso per me il ricordo più allucinante di quel periodo è stato e resta legato alla visione di un documentario su Sarajevo nel quale veniva intervistato un professore universitario ridotto al rango di barbone tra le macerie della sua città. Con grande cognizione di causa egli cercava di spiegare la storia della Bosnia e più volte gridò: "noi siamo Bogomili". Il traduttore, accattato chissà dove da un mentecatto di giornalista traduceva:"verranno gli iraniani e ci tireranno fuori da qui." Questo è da decenni il livello medio dell'informazione in Italia, paese che non ricorda neanche la propria storia figuriamoci se ha gli elementi minimi per interpretare quella dei Balcani. Le fiction come quella in oggetto non sarebbero nemmeno tanto pericolosa se non fosse per il tessuto culturale che incontra. Anni d'informazione storica, politica e religiosa di un profilo così basso e sfumato hanno riaperto la strada ad avventure neocoloniali e neofasciste. E' vero che forse in paesi come la Croazia il male è venuto da una tendenza opposta e così oggi dopo averle bene approfondite ha finito per rifiutare tutte le culture dei propri vicini senza pervenire ad una propria valida identità politica. Una grande nazione che non riesce a farsi Stato e che non ha saputo assumersi le responsabilità che le competevano, così come forse si attendevano tutti i popoli dei Balcani che si opponevano al panserbismo. Il male della Croazia è inscritto nella sua bandiera se chiedi la secessione perchè è un diritto costituzionale allora perchè inserisci sopra lo stemma 5 punte e non 4. Il rispetto dei propri diritti presuppone il rispetto di quello degli altri, la Croazia come stato ha negato il diriito alla Bosnia di esistere sullo stesso suo piano e questo errore lo pagano in primo luogo i cittadini croati stessi che, dopo aver negato tutte le culture straniere, in molte parti del paese, si ritrovano sotto il dominio dei loro "fratelli" erzegovesi che fanno il brutto e il cattivo tempo indisturbati perchè "croatissimi". La storia la si può conoscere o meno, una cosa è sicura che, alla lunga, non perdona. Sono molto felice che un grandissimo giornalista come Hedl, grazie ad un sito come questo, sia potuto giungere a far conoscere tante cose importanti almeno ad una fetta d'italiani ma penso che sarebbe ugualmente importante se anche giornalisti come Dizdarevic potessero fare altrettanto. La mia impressione è che il vero incaglio non sia nè legato alla cattura o meno di Gotovina nè al chiarimento con l'Italia sulle foibe, la vera questione, che è anche questione europea, era e rimane quella della rinascita della Bosnia per quello che era e il riconoscimento da parte di tutte le nazione adiacenti del suo valore spirituale e materiale.
 
Message Autore: Anonimo Data e ora: 20.02.2005 20:07
parlare a vanvera
jari ammette di non aver visto la fiction, ma è sicuro che sia "dannosa". immagino siano molti come lui..
 
Message Autore: jari Data e ora: 18.02.2005 12:12
fiction e ideologia
Non ho visto questa fiction, ma ho scritto una tesi di laurea sul rapporto tra fiction e omosessualità. Ritengo che su temi poco "socializzati", come è quello delle foibe e come era fino a pochissimi anni fa quello dell'omosessualità, la capacità della fiction di veicolare un quadro cognitivo, se non proprio un'ideologia, sia davvero potente. Decisiva nell'orientare tutto quello che viene poi. Il dibattito approfondito non esce dall'ambito accademico, la fiction invece arriva a milioni di spettatori più o meno passivi e comunque "vergini". Sarebbe bene che il dibattito andasse avanti a lungo per cercare di addomesticare i danni fatti da questa fiction (parlo per averne letto molto senza averla vista). Quel che c'è di buono in queste fiction è che se il tema è saliente per la società (quello delle foibe potrebbe esserlo, una spia è l'attenzione che i politici gli stanno dedicando, in maniera più o meno strumentale) riescono a farlo diventare patrimonio comune a tutti. Una volta non si parlava assolutamente di omosessualità e i danni riconducibili a questo silenzio erano pesanti. Ora no. E le cose sono molto cambiate, in meglio, per lo più. Spero che avvenga lo stesso. Certo, sarebbe stata meglio una fiction più corretta, per aprire una discussione pubblica così importante
 
Message Autore: Luciano Data e ora: 17.02.2005 14:51
Commento
L’articolo di Predrag Matvejevic è davvero molto bello e equilibrato (d’altronde è uno storico). E’ triste (ma lo capisco bene !) che debba comunque ricordare la storia propria e della sua famiglia per non essere tacciato da subito come fazioso. E’ il destino (molto comune nei paesi ex socialisti) di chi ha parlato e scritto di cose scomode quando non era facile e ora viene criticato dagli stessi che allora stavano zitti. Penso però sia ingiusto prendersela con il regista del “Cuore nel pozzo”. La fiction ha le sue regole e negli ultimi anni ne abbiamo viste su Perlasca, Papa Giovanni, Padre Pio e altri santi, Coppi ecc. Il problema è che la fiction non è storia e si può fare quando tratta di periodi e argomenti su cui già gli storici si sono confrontati e già esistono giudizi (magari anche divergenti). Le foibe (e tutto quello che ci sta dietro, che è tanto) sono purtroppo diventate argomento storico reale solo da pochissimo e tutt’oggi sono ancora terreno di scontro politico. In queste condizioni qualunque fiction sarebbe stata criticabile. L’unica soluzione era non fare una fiction ma un programma documentario come già spesso vediamo. Tipo “La grande storia”. Ma con quello non si hanno grandi ascolti. Però anch’io non sono ingenuo e la determinazione con cui una parte politica ha voluto, sponsorizzato e promosso questa iniziativa già di per sè era destinata a provocare polemiche. E non parlo di Berlusconi ma soprattutto di Alleanza Nazionale. Basta ricordarsi delle parole di Tremaglia a Trieste. Il vecchio MSI aveva fatto del problema degli esuli istriani, delle foibe (e va aggiunto dell’italianità dell’Alto Adige) un suo storico cavallo di battaglia. Solo così si capisce come è stata vissuta da molti esponenti politici che hanno quell’origine la giornata della memoria. Aggiungo solo una cosa. Predrag Matvejevic ha ricordato la cosa più importante che spesso si vuole dimenticare. Il fascismo ha attuato per vent’anni una politica di italianizzazione forzata e di discriminazione che ha inevitabilmente seminato odio che di cui hanno raccolto i frutti le generazioni successive. Ma non era scontato. E’ stata la guerra scatenata da nazisti e fascisti che ha precipitato tutta l’ex Jugoslavia in un vortice di sanguinose guerre civili (la follia ustascia, le rappresaglie cetniche, Jasenovac e dopo Bleiburg). E questo ha seminato sangue, dolore, ideologie che sono riesplose 50 anni dopo. Il paradosso è stato che gli eredi del fascismo si sono trovati a diventare i portavoce proprio di quelli (gli esuli istriani, fiumani e dalmati) che hanno perso tutto a causa della guerra. Così come i serbi del Kossovo, oggi perseguitati, o i serbi di Croazia sfollati in Serbia e lì a malapena tollerati, devono ringraziare Milosevic per il loro triste destino. Le foibe sono state una vicenda atroce mai a sufficienza indagata. E dare un equilibrato giudizio storico ora è difficile. Ma il semplicismo non aiuta. Io lavoro da anni in Croazia, proprio dove più feroce è stato lo scontro etnico. E ho imparato come le cose siano complicate, e le stesse memorie divise. Ma ho trovato molta più gente di quanto pensassi che, anche se orgogliosa di aver combattuto per difendere il proprio paese (e parlo di Vukovar e Osijek) non accetta di vivere in un mondo etnicamente diviso e sa ben distinguere le responsabilità di (da una parte e dall’altra) sul nazionalismo esasperato ha costruito la propria fortuna (spesso anche economica).
 
Message Autore: Mauro da Gorizia Data e ora: 17.02.2005 10:15
da leggere
Consiglio a tutti di leggere il documento sulle relazioni Italo-Slovene 1880-1956 prodotto dalla commissione storico-culturale italo-slovena: http://www.kozina.com/premik/indexita_porocilo.htm#kazal . E' uno dei documenti più equilibrati che si può leggere sull'argomento.
 
Message Autore: Alexandra Data e ora: 17.02.2005 09:27
Per Antonio
Nel suo intervento, il prof. Matvejevic si e' concentrato su cio' che lo colpisce di piu': le vittime fisicamente eliminate, sulle foibe (la parola stessa fa venire i brividi). Il problema degli esuli e del risarcimento/restituzione dei loro beni nazionalizzati durante il governo comunista sollevato da Antonio e' un problema diverso (anche se sempre tragico dal punto di vista umano, come nel caso di tutti i profughi del mondo) e, in mancanza di un accordo bilaterale dettagliato, va affrontato giuridicamente caso per caso. La nazionalizzazione e' avvenuta su basi giuridiche diverse e in periodi differenti. Alcuni hanno perso i beni "per l'abbandono", altri nel processo generale di esproprio e di statalizzazione dei beni produttivi capitalisti, mentre una buona parte e' avvenuta durante la legge jugoslava sull'opzione (i cittadini dovevano scegliere un'unica patria: l'Italia o la Jugoslavia) e quelli che sceglievano l'Italia perdevano automaticamente, come tutti gli stranieri, il diritto di avere le proprieta' sul territorio jugoslavo. Alcuni beni sono stati restituiti gia' nel corso dei primi anni '60, senza che vi sia stato alcun ricorso per riottenerle (circa 200 nella sola Istria). Con tale gesto l'amministrazione comunista ametteva che c'erano degli "sbagli" o "troppo zelo" nel processo di nazionalizzazione. Nel 1997, a seguito della legge slovena sulla restituzione/risarcimento che contemplava specificamente la restituzione dei beni agli italiani espropriati dopo la II guerra mondiale, entra in vigore anche un'analoga legge croata. E' incompleta (visto che esistono diverse fattispecie da "denazionalizzare") e i termini per il ricorso sono brevi. La Corte costituzionale croata sentenzia (in data 21 aprile 1999) la proroga del termine per il ricorso (ulteriormente differita dalla stessa Corte in data 20 aprile 2001) ma pochi aventi diritto ne usufruiscono. Perche'? Forse perche' le notizie riguardo alle nuove leggi che possono interessare i cittadini italiani devono fare un lungo tragitto tra l'Ambasciata italiana a Zagabria, il Ministero degli Esteri e il Ministero/altri enti pubblici competenti a farli avere alle associazioni degli esuli che le pubblicano (sempre incomplete, con innumerevoli errori di traduzione ed importanti omissioni). Inoltre, i casi di restituzione si sono visti anche indipendentemente dalla legge del '97: storica la decisione della Corte suprema croata del '98 in base alla quale un esule italiano (Piccini Vieri di Trieste), i cui genitori hanno optato per la cittadinanza italiana, ottiene la cittadinanza croata e, in un procedimento a parte, tutti i beni della sua famiglia in base alla legge sulla restituzione dei beni ai cittadini croati. Credo sia un errore che i governi sloveno e croato tacciano sul tema del risarcimento, sulla responsabilita' del governo italiano (soprattutto l'attuale) a rifiutare un accordo bilaterale in merito al risarcimento. Come si fa a non pensare che questo rifiuto significhi proprio cio' che pensa Matvejevic: una brutale strumentalizzazione (oltre alla gia' nota inefficienza dell'amministrazione pubblica italiana) da parte del governo italiano, da tirare fuori a piacimento ogni volta quando ce ne sia bisogno, facendo finta davanti alle telecamere che il problema degli esuli li sta molto a cuore. Che cosa significa la proposta del governo Berlusconi di "concedere un prestito" al governo croato perche' possa risarcire gli esuli? Che anche in questo caso voglia fare... affari?
 
Message Autore: Anonimo Data e ora: 16.02.2005 15:00
Foibe e crimini
Ho avuto la fortuna di conosciere di persona il prof Matvejevic. E' una persona eccezzionale. La propaganda per la fiction di Negrin e' stata molto subdola. Negrin stesso in un'intervista, dichiarava che lui gli avvenimenti non li conosceva bene (?!). Suvvia, e' tutto un progetto ben articolato. Vorrei soltanto che in Italia si incominciasse con l'insegnare anche le caratteristiche "sgradite" del Ventennio. Vedi l'art del prof Matvejevic. Cosa dovrebbero fare Slovenia e Croazia? Replicare con una fiction sugli eccidi fascisti? Vorrei far presente ad Antonio che la grande maggioranza degli Istriani secondo i vari censimenti (quello austriaco del 1910 e' quello piu' autorevole e da tutti considerato obiettivo) sono sempre stati Sloveni e Croati. Non ci sono solo le citta' in Istria...e anche quei dati mi sembrano un tantino tirati per i capelli. Ciao a tutti.
 
Message Autore: antonio Data e ora: 15.02.2005 22:38
L'italia e' un paese normale
con tutto il rispetto dell'opinione del professor Matvejevic, l'articolo inizia bene ma finisce nella banalita'. Berlusoni sarebbe dietro a tutto? anche alla visita di Veltroni a Trieste e alle ammissioni di colpa di tutta la sinistra? anche dietro ai libri di bravi storici come Oliva o giornalisti come Pansa? suvvia.. non c'e' nessun revanscismo o odio verso gli slavi: semplicemente si sta recuperando una parte dimenticata della storia d'Italia. giusto vedere tutte le diverse angolazioni. Negrin, in un intervista, ha detto che questo e' un film contro ogni tipo di ideologia e totalitarismo. E' questo il pensiero di un neofascista secondo voi? Credo invece che stia succedendo una cosa semplicissima: l'Italia dopo 60 anni di ideologie, sta diventando un Paese normale. Aggiunta: forse ci si dementica che gli italiani sulla costa erano la maggioranza, 90% a Pola, a Zara, Capodistria 100% a cittanova, 80% a Trieste, 60% a Fiume. Le violenze titine continuarono anche a guerra finita, per indurre il maggior numero di italiani a partire. Ci sono documenti espliciti con ordini di Kardelij, ministro jugoslavo. Tito non rispetto' neanche le disposizioni per il cosidetto Territorio Libero di Trieste, (che doveva essere uno stato cuscinetto gestito dall'ONU) annettendone di fatto la zona B per mettere gli italiani di fronte al fatto compiuto. (anche nella zona B, come nella A, gli italiani erano maggioranza) Era "normale" (come pensa Anonimo) che cio' avvennese, per di piu' a guerra conclusa, con il fascismo gia' scomparso?? E' "normale" che i 350mila esuli siano stati dimenticati per 60 anni, che non abbiamo ricevuto una lira per i beni esproriati dal comunismo (ufficialmente abbandonati)? che i comunisti italiani finiti a Goli-otok non potessero parlare di quanto hanno subito per ordine di Togliatti? Nel futuro c'e' l'Unione Europea con Schengen, d'accordo, ma e' giusto ricordare!! L'Italia, interrogandosi su questi fatti dimostra solo maturita'.
 
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