Perché nonostante i miliardi investiti Mostar rimane una città divisa che non ha ancora superato i traumi della guerra? Affronta l’argomento Claudio Bazzocchi analizzando la presenza in città della missione EUAM, dell’Unione Europea.
Mostar - Stari Most di notte
In questo paper Claudio Bazzocchi intende esaminare il lavoro dell’Amministrazione dell’Unione Europea a Mostar (EUAM) e dell’Ufficio dell’Inviato Speciale in Mostar (OSEM, in pratica la continuazione dell’EUAM), che dal luglio 1994 al dicembre 1996 operarono per riunificare la città bosniaca. Nel marzo 1994 infatti Mostar era appena uscita da una guerra devastante, grazie agli accordi di Washington che dettero avvio alla Federazione croato-musulmana di Bosnia-Erzegovina. Per capire se gli obiettivi dell’EUAM siano stati raggiunti e, nel caso in cui non lo fossero stati, capire il perché.
L’analisi dell'autore, che è stato responsabile dell’ufficio ICS di Mostar dal 1995 al 1998, prende spunto soprattutto da casi concreti e mette in evidenza come vi sia stato un sostanziale errore nell’appoggiarsi esclusivamente alle élites nazionaliste per progettare la ricostruzione della città. Il loro obiettivo primario, infatti, era quello di mantenere Mostar divisa ed etnicamente omogenea. Non sono stati considerati invece la società civile e i leaders di fatto emersi dalle difficoltà della guerra, che sarebbero stati senza dubbio più rappresentativi e con i quali si sarebbero potute gettare le fondamenta per una Mostar diversa dall’attuale.
Secondo Bazzocchi inoltre l’EUAM non ha “considerato nemmeno la ricchezza sociale esterna, cioè quella dei paesi dell’Unione Europea, per avviare il processo di unificazione, oltre a non aver mai considerato quella interna alla città, dei cittadini e delle varie espressioni sociali e culturali di Mostar. L’EUAM avrebbe dovuto e potuto sollecitare la presenza dell’Europa, delle città europee, con le loro espressioni civiche ed istanze sociali. Avrebbe potuto fornire lo spazio e le occasioni per una forte presenza della società civile europea al fine di creare quell’apertura e quel movimento così necessari a Mostar nei primi anni del dopoguerra”.
Per poi concludere che “il non raggiungimento degli obiettivi dell’EUAM a Mostar non fu dovuto a cause oggettive di difficoltà legate alla mancanza di volontà politiche delle parti interessate, ma ad un errato approccio metodologico ai progetti di ricostruzione. Non si volle capire che l’aiuto umanitario e i progetti di ricostruzione sono straordinari strumenti di animazione sociale in una città e così potevano esserlo anche a Mostar. Ad attenuare questo severo giudizio vanno le mancanze dei governi europei e degli Stati Uniti, che hanno scarsamente supportato l’azione dell’EUAM e, in alcuni casi, l’hanno ostacolata”.
La relazione è stata presentata durante il convegno "Dieci anni di cooperazione con il sud est Europa: bilancio, critiche prospettive".