Danubio: la via d’acqua di un’Europa fragile. Voci ed esperienze per un’integrazione possibile
01.05.2004
Seminario nell'ambito dell'evento "Cittadini di un’Europa riunita" all'interno della IX edizione di Civitas 2004
Danubio e Reno sono da sempre lo specchio di due diverse anime dell'Europa: l'Oriente e l'Occidente. La leggenda vuole che i due fiumi siano nati da una stessa fonte nel cuore della foresta nera tedesca e che le acque sorgive si siano separate cadendo su una tettoia a doppio spiovente. Due diverse ramificazioni, dunque, ma un cordone ombelicale comune. Il primo Maggio 2004 i due corsi d'acqua tornano a rappresentare un elemento di congiunzione. L’allargamento ad Est dell'Unione Europea aprirà infatti le porte ad otto nuovi Paesi dell’Europa CentroOrientale:Slovenia, Ungheria, Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia.
Il seminario, promosso dal Dipartimento Internazionale di Legambiente e dall’Osservatorio sui Balcani, ha come fulcro il Danubio come simbolo di quella continuità territoriale e culturale che ha reso possibile e fruttuoso lo sforzo di integrazione partito dai governi, ma che ora necessita dell'impegno e del coinvolgimento della società civile della "nuova" quanto della "vecchia" Europa. Il lavoro per una vera integrazione è però certamente tutt'altro che concluso: l’esclusione dell'area Balcanica rappresenta difatti una pregiudiziale forte al disegno di un'Europa davvero unita, di cui i Balcani sono una regione geografica e culturale.
Ma l'unico grande "ecosistema Europa" allargato a Venticinque sarà più o meno sostenibile di quello a Quindici? Saranno più i problemi, dovuti all'eredità di un'industria pesante, che nelle economie panificate dell'Est non conosceva il termine impatto, o le risorse aggiuntive, considerate le numerose riserve di biodiversità, una politica del trasporto ancora improntata prevalentemente al pubblico e una condizione economica arretrata che ha il risvolto positivo della minore incidenza sull'ambiente?
Un elemento cardine sta è nel valorizzare le buone pratiche ambientali di molti dei Paesi dell’Est, a partire da una mobilità ancora legata alle rotaie e un'agricoltura poco intensiva, e nel riuscire a sfruttare le risorse legate all'ingresso nell'Unione per costruire modelli produttivi e stili di vita più puliti. Senza una corretta pianificazione l'allargamento potrebbe però anche rivelarsi un'arma a doppio taglio: il miraggio di un modello di sviluppo poco attento all’ambiente rimane un rischio reale e l’ipotesi di un’Europa a “due velocità” in materia ambientale continua ad essere possibile. Il futuro dell'Europa a Venticinque dipenderà dunque dalla capacità di integrare le politiche e le società dei nuovi Paesi membri a quelle della vecchia Europa e, allo stesso tempo, dalla volontà di permeare la cultura dell'Europa Occidentale con le nuove istanze dell'Est. Lo sviluppo dell'Europa Orientale non può essere garantito né dalle chimere degli investimenti Occidentali di rapina, né tanto meno dal perdurare dell'assistenzialismo umanitario. Un possibile itinerario di integrazione va perciò incardinato sull'opzione dello sviluppo locale quale criterio di rinascita soci-economica, in un disegno di promozione integrata del territorio attenta alle questioni ambientali sul quale far convergere risorse locali e aiuti internazionali. Per disegnare cosi un’Europa davvero unita, dalle fonti al delta del Danubio.
PROGRAMMA Intervengono
• Maurizio Gubbiotti, Responsabile Dipartimento Internazionale Legambiente
• Andrea Rossini, Osservatorio sui Balcani
• Massimo De Marchi, Università degli Studi di Padova
• Rappresentante NSC, associazione ambientalista ungherese
• Borislava Kruska, Sindaca di Pancevo (Serbia e Montenegro)
• Andrea Mengozzi, Assessore all'Ambiente Provincia di Ravenna
• Angelo Mancone, Direttore Legambiente Veneto
Nell'ambito del seminario verrà presentato il cd-rom "Danubio, l'Europa si incontra", realizzatoda Legambiente e Osservatorio sui Balcani
A seguire proiezione del video "Danubio: l'Europa si incontra" di LucaRosini e Alberto Bougleaux, prodotto dall'Osservatorio sui Balcani
Info: Osservatorio sui Balcani
Telefono: 0464 424230
E-mail: segreteria@osservatoriobalcani.org