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Le corti penali 'ibride': verso una quarta generazione di tribunali internazionali penali?, di G. Serra, Editoriale Scientifica CNR, 2007 Il volume è particolarmente interessante non solo perché costituisce la prima monografia in lingua italiana dedicata in maniera specifica all’argomento delle cd. “corti ibride”, ma anche perché frutto di un’esperienza di ricerca svolta “sul campo”, ovverosia presso il Dipartimento di Giustizia della Missione di Amministrazione Interinale delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK). La ricerca, che ha beneficiato della borsa di studio messa a concorso dalla Banca Carime e dedicata a Nicola Calipari, s’inserisce nel quadro di uno dei settori che più hanno catturato l’attenzione dei giuristi e degli scienziati politici in questi ultimi anni: il diritto internazionale penale. Questo “infant criminal justice system of the international community”, le cui vicende hanno attraversato con alterne fortune tutto il ventesimo secolo, è qui esaminato attraverso il prisma di una delle evoluzioni più recenti, nonché meno indagate: i tribunali misti o, come propone la dizione utilizzata dall’Autore, di “quarta generazione”. Tale generazione segue quella dei Tribunali militari internazionali di Norimberga e di Tokyo (la prima), quella dei Tribunali penali internazionali ad hoc per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda (la seconda), e quella della prima giurisdizione a carattere permanente ed aspirazione universale, la Corte penale internazionale (la terza). Nessuna di queste generazioni è esente da critiche: i Tribunali militari internazionali del secondo dopoguerra, per le note diatribe legate al rispetto del principio di legalità e all'intrinseca parzialità della c.d. “giustizia dei vincitori”; i Tribunali ad hoc istituiti dal Consiglio di Sicurezza, in ragione del loro fondamento giuridico e della selettività del loro operato (a cui occorre aggiungere i costi che, secondo un rapporto a firma del Segretario Generale delle Nazioni Unite, ammontavano, nel 2004, a circa il 15% del budget complessivo dell’ONU); ed infine la Corte penale internazionale, a causa della lentezza delle attività sino ad oggi svolte nonché della mancata adesione e talvolta avversione (è noto l’ostruzionismo degli Stati Uniti d’America) degli Stati maggiormente influenti della comunità internazionale. Anche al fine di ovviare a tali inconvenienti, nell’ambito delle Nazioni Unite sono state sperimentate nuove istituzioni giudiziarie, la cui natura, appunto, “mista” (in parte internazionale, in parte domestica) dovrebbe teoricamente consentire tanto il rispetto degli odierni standard processuali internazionali quanto i costi e la praticità delle giurisdizioni territorialmente competenti sui crimini perpetrati. Questo insieme di nuovi tribunali, misti o internazionalmente assistiti, rivela un fenomeno di “ibridazione” della natura interna o internazionale delle giurisdizioni. Gli esempi sono costituiti dalla Special Court in Sierra Leone, dai Serious Crimes Panels in Timor Est, dalle Extraordinary Chambers in Cambogia, dalle War Crimes Chambers in Bosnia Erzegovina, dal costituendo Tribunale Speciale per il Libano, o ancora -ed è di quest’ultima che tratta dettagliatamente il lavoro che segue- dal programma “Giudici e Procuratori Internazionali” istituito nel quadro della missione UNMIK e che si distingue dagli altri per l’ampiezza della giurisdizione esercitata, oltre che per aver costituito il primo esperimento, in ordine di tempo, di questa nuova tipologia di tribunali., Di questo esperimento, grazie al lavoro di Gianluca Serra, siamo ora in grado di apprezzare a pieno le caratteristiche e la portata innovativa. Presentazione a cura del prof. Giuseppe Cataldi, ordinario di diritto internazionale presso l'Università degli Studi di Napoli l'Orientale e responsabile del CNR - Istituto Studi Giuridici Internazionali (sez. di Napoli). Si veda il sito dedicato al volume.
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