La scarsità dei rifornimenti idrici e le manovre poco chiare della politica: problemi che investono direttamente la vita quotidiana di migliaia di cittadini della Macedonia.
Riprendiamo un articolo interessante - e piuttosto allarmante - di Branka Nanevska sulla crisi del sistema di gestione delle acque della Macedonia. In questo ultimo periodo la Macedonia non versa certo in buone condizioni, nonostante l'attenzione della stampa internazionale e di quella balcanica sia notevolmente diminuita. Attuali sono ancora le difficoltà legate all'implementazione degli accordi di Ohrid, che comprendono tra le altre cose il rientro di una polizia etnicamente mista nelle zone controllate dal disciolto UCK e le speranze di un immediato aiuto economico internazionale. Inoltre le lotte interne tra i politici alle prese (dopo l'uscita dei socialdemocratici dal governo di unità nazionale) con ipotetiche ed imminenti elezioni, lasciano il paese in sospeso tra un'allarmante crisi economica ed una per niente limpida situazione di sicurezza interna. A ciò si va ad aggiungere una singolare questione riguardante le risorse idriche e la loro distribuzione. Lo spiega Branka Nanevska in un recente articolo per l'AIM: "la Macedonia non è solo affamata, ma anche assetata. A causa della siccità e della cattiva politica di quest'anno, i rifornimenti idrici faticano come non mai" (B. Nanevska, "Blokada kanistra", AIM - Skopje, 6 dicembre 2001). Inoltre i cittadini di Skopje temono che l'annunciata privatizzazione della azienda pubblica "vodovod i kanalizacija" (acquedotto e canalizzazione), con la partecipazione di investitori stranieri renda loro la vita ancora più amara.
La forte siccità registrata nell'anno in corso, e che ha investito anche altri paesi dell'area (nel vicino Montenegro per es. sono in corso restrizioni dell'energia elettrica che durano dalla 4 alle 6 ore al giorno, mentre in Serbia per il momento sono solo annunciate), ha messo a dura prova i cittadini macedoni. Una situazione critica si è verificata nella città di Prilep, che inutilmente ha cercato aiuto al governo, pregandolo di dimenticare per una volta le questioni politiche e di interessarsi piuttosto ai problemi della gente. Il sindaco Sasa Piganorski ha annunciato un'accusa contro il governo per il mancato rispetto delle leggi statali, mentre i cittadini auto-organizzati protestano bloccando le strade principali. In alcune parti della città già da quindici giorni i rubinetti sono completamente asciutti, mentre i rifornimenti d'acqua attraverso due cisterne suscitano nervosismo e frustrazione. Si rimandano le operazioni negli ospedali, i pazienti si mandano a casa, si chiudono gli asili e le scuole. Gli esperti avvisano che la città è sotto minaccia di epidemie. Cosa è accaduto perché si arrivasse a questa situazione? Il sistema di distribuzione e rifornimento dell'acqua, realizzato mediante autofinanziamenti, da tempo non funziona come dovrebbe. Infatti il prezioso liquido non viene canalizzato nelle tubature dell'acquedotto urbano, ma prelevato ed utilizzato per il raffreddamento delle turbine della vicina centrale termoelettrica Oslomej, nei pressi di Kicevo.
Se chiudesse la centrale rimarrebbero senza energia elettrica almeno duecentomila abitanti, in prevalenza albanesi. Mentre per comprare dall'estero la stessa energia occorrerebbero circa 2 milioni di dollari americani al mese, cifra che chiaramente non è disponibile. E Prilep rimane senz'acqua. Come sottolinea la Nanevska, esistono più soluzioni a questo problema, ma sembra che manchino sia i soldi che la volontà politica.
Gli analisti sostengono che finché in Macedonia l' acqua veniva utilizzata solo per l'uso domestico il problema non sussisteva. Mentre in questo momento, da quando sono subentrati forti interessi della politica, l'acqua si usa per tutto, e in misura minore per la soddisfazione degli usi basilari della gente. "L'appello degli analisti è che si deve capire che l'acqua non dipende dal potere, non riconosce partiti o elezioni, è una materia che non si rigenera. Le leggi della natura si debbono rispettare, finché è ancora possibile" (B. Nanevska, cit.).
Ma - continua la Nanevska - per rendere la vicenda ancora più assurda, da giorni nel paese è stata intrapresa una campagna con slogan come: "La vita dipende dall'acqua - tutto dipende da noi" con la quale l'Azienda pubblica dell'acqua tenta di convincere la gente a risparmiare il prezioso elemento, spendendo ingenti risorse. Il denaro proviene dall'USAID, l'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale, come appoggio ai crediti elargiti dalla BERS per il miglioramento dei rifornimenti idrici di cinque comuni: Veles, Kumanovo, Strumica, Ohrid e Struga. Più di 200 mila marchi sono stati elargiti per il materiale della propaganda e per gli spot.
Dubbi sulla campagna e sui suoi effetti vengono espressi dal direttore del Fondo macedone per l'acqua, Alexandar Lepavcov. Il direttore del Fondo sostiene infatti che è difficile in questo paese educare la gente mediante gli spot, piuttosto sarebbe stato meglio investire tali somme di denaro per risolvere i problemi concreti di alcuni comuni, a partire proprio da Prilep.Lepavcov elenca una serie di problemi che necessitano di immediata soluzione: le reti idriche vecchie ormai di oltre 25 anni; circa il 50% di queste reti non rispetta gli standard internazionali e il 30% non è ancora stato terminato a dieci anni dalla data di inizio lavori.
Ma c'è altro ancora. Competenti per l'acqua sono ben cinque ministeri: dell'agricoltura, dei boschi e delle risorse idriche, dei trasporti, dell'economia, dell'ecologia e della salute, ma anche altre piccole istituzioni statali di cui fa parte anche il Fondo per l'acqua. Tutti usano l'acqua, ma la percentuale di utenti che la paga si aggira attorno al 30% e tra i più grossi debitori figurano alcune istituzioni statali e molti parlamentari.
"Il parlamento ha formulato nel 1998 una nuova legge sull'acqua, che purtroppo è rimasta 'lettera morta'. La sua messa in atto si è scontrata con la politica e le alte gerarchie statali. È mancata la progettata organizzazione e riorganizzazione, sicché ogni comune ha amministrato l'acqua in modo autonomo, con capitali che si stimano, a livello dell'intero paese, in due miliardi di marchi tedeschi, senza alcun controllo, eccetto quello dei partiti! Tre anni fa per ogni progetto di investimento in questo ambito è stata formata una nuova azienda, e come direttori sono stati nominati personaggi fedeli ai partiti della coalizione al potere.
Questo è il caso dei sistemi idrici di 'Kozjak', 'Lisice', 'Ilovica', oppure del progetto di riabilitazione e di ristrutturazione dell' acqua del paese, 'pesante' 32 milioni di dollari su cui lo Stato il mese scorso si è impegnato con la Banca Mondiale. In gioco, come affermano fonti ben informate che hanno desiderato rimanere nell'anonimato, ci sono enormi malversazioni finanziarie, che vanno dall'estinzione dei debiti mediante il pagamento di provvigioni personali, sino al riciclaggio consapevole di denaro sporco. E di ciò nessuno risponde!" (B. Nanevska, cit.).
L'apice dello scandalo che ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica è l'annunciata privatizzazione dell'azienda pubblica di Skopje "Acquedotto e canalizzazione". I funzionari della capitale macedone hanno pensato di dare in gestione questa azienda ad un operatore straniero. E' stato scelto un consulente austriaco, che si aggiudicherà il 51% delle azioni, mentre il rimanente 49% sarà dell'amministrazione comunale. Il sindaco di Skopje, Risto Penov, afferma che questa decisione è stata presa dietro raccomandazioni della Banca Mondiale.Il prezzo dell'acqua sarà gestito dall'amministrazione comunale, afferma Penov, mentre gli stranieri guideranno le spese e il mantenimento delle infrastrutture, confermando infine che nessuno degli attuali dipendenti rimarrà senza posto di lavoro. Nonostante l'apparente buona risonanza che può avere questo progetto e le parole del sindaco di Skopje, i rischi sono quelli del licenziamento di 800 dei 1200 lavoratori e un aumento, nell'arco dei prossimi tre anni, del 30% del prezzo dell'acqua.
Forse vale la pena - come afferma Petar Bocvarov, ex direttore dell'azienda di Skopje "Vodovod i kanalizacija" - curare le ricchezze nazionali e non darle in uso agli stranieri, nonostante le loro buone intenzioni.
Vedi anche:
RFY: 5 ottobre, un anno dopo
La Macedonia nel baratro economico
Blokada kanistra
State of Environment Report