BalcaniCooperazione

venerdì 05 settembre 2008 17:09

Osservatorio Caucaso


 
Copertine
08.08.2008   “È, questo libro, la biografia di un’intera generazione seppellita dai suoi stessi sogni, che ancora sopravvive, nonostante tutto, ma lo fa sul ciglio di un baratro, stupita dinanzi al passato e al futuro, ugualmente sviliti da un presente turpe, che nega ogni passione” (dalla prefazione di Nelida Milani).

Il racconto unico di uno dei testimoni del nostro tempo, tra l’Istria e la fine della ex Jugoslavia, la nascita della Slovenia e Gladio, la Spagna e il Cile, la resistenza al fascismo, il fallimento del socialismo e un mondo che non esiste più.

Franco Juri è nato a Capodistria (Koper) in Slovenia/Jugoslavia nel 1956 da padre italiano e madre croata. Giornalista e vignettista satirico, collabora con testate slovene e italiane. Negli Anni ‘80 e ‘90 si è occupato di diritti umani ed è stato deputato nel primo Parlamento democraticamente eletto di Lubiana. Dopo l'indipendenza della Slovenia, nei governi di Janez Drnovšek, ha rivestito importanti incarichi nella diplomazia del suo Paese: ambasciatore in Spagna e a Cuba e segretario di Stato agli Affari esteri.

web: Infinito Edizioni

Da quando ha abbandonato la diplomazia lavora come giornalista indipendente.
Immagine: Ritorno a Las Hurdes, di Franco Juri, Infinito Edizioni, 2008

07.08.2008   Il libro è uno sguardo sul mondo attraverso incontri con donne in carne e ossa, tutte “gravide” del mondo futuro e della speranza di liberarlo da ogni condizionamento. E’ molto probabile che la salvezza del mondo si coniughi al femminile, ma le donne devono saperlo e devono trovare in se stesse la chiave del loro segreto perché solo loro e la loro bellezza ci salverà dalla catastrofe. Basta aprire la tv e non trovi che donne, donne, donne, ma tutte come proprietà di qualcuno, come schiave di un direttore, di un conduttore o peggio ancora come coreografia senza pudore.

Il libro "Donne per un altro mondo" è un antidoto universale perché offre un volo attraverso l’attuale mondo, ma il ritorno non è lo stesso perché le donne sanno essere convincenti e sanno aprire la fontana dove zampilla l’acqua fresca di un mondo altro. Dall’Africa, all’Asia, all’America Latina, alle Nazioni Unite, all’Islam, una teoria impressionante di Volti, Nomi, Soluzioni, Progetti, Sogni, Realtà. In una parola: Donne per un altro mondo. Il libro è frutto della collaborazione di 29 persone di cui 21 sono donne, il 75%... Pensando alle donne, citiamo da Fahrenheit 451 con queste parole che svelano una parte del loro segreto: «Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche».

Paolo Moiola è giornalista professionista. Dopo aver viaggiato in Nord America ed Estremo Oriente, da anni si occupa principalmente di America Latina. Lavora a Torino nella redazione del mensile “Missioni Consolata”. Collabora con varie testate tra cui “Latinoamerica” (di Gianni Minà) e “Noticias Aliadas / Latinoamerica Press” (Lima, Perú). Ha pubblicato “Quei trentini con passaporto americano” (Uct Editore, Trento 1992). Con Benedetto Bellesi, ha curato due saggi: “La guerra, le guerre. Viaggio in un mondo di conflitti e di menzogne” (Emi, Bologna 2004) e “Il prezzo del mercato. Viaggio nelle nuove schiavitù” (Emi, Bologna 2006). Nel 1999, con il collega Marco Bello, ha vinto il premio giornalistico internazionale «Lorenzo Natali» per un reportage su Haiti.

Angela Lano è esperta di mondo arabo e islamico. Come giornalista e saggista collabora con molte testate e case editrici. Ha pubblicato tra l’altro: “Voci di donne in un hammam” (Emi, Bologna 2002), “Quando le parole non bastano” (Emi, Bologna 2003), “Islam d'Italia” (Edizioni Paoline, Roma 2005) . Attualmente è direttrice del sito www.infopal.it, portale di informazione quotidiana sulla Palestina.

Gabrielli Editori
e-mail: scrivimi@gabriellieditori.it
web: Gabrielli Editori

Leggi i testi sui Balcani e sul Caucaso realizzati da Nicole Corritore e Roberta Bertoldi di Osservatorio sui Balcani (pdf). Per gentile concessione della Gabrielli Editori.
Immagine: Donne per un altro mondo, a cura di P.Moiola e A.Lano, Gabrielli Editori, 2008

06.06.2008   Fra il 1941 e il 1943 l’Italia fascista, grazie all’annessione diretta della Dalmazia e di parte della Slovenia, all’unione del Kosovo e della Macedonia nord-occidentale all’Albania, e alla creazione di una sfera di influenza in Croazia e Montenegro, fu protagonista indiscussa delle terribili lotte politiche e militari che sconvolsero i Balcani occidentali. Per oltre due anni decine di migliaia di soldati e ufficiali, insieme a una folta schiera di diplomatici, funzionari e tecnici di vario genere, furono presenti nei territori iugoslavi, divenendo al tempo stesso protagonisti e testimoni della guerra nell’ex Iugoslavia, un dramma di proporzioni immani, che avrebbe impresso ferite mai del tutto rimarginate agli slavi meridionali e ai loro vicini, e che avrebbe inoltre portato alla soppressione di gran parte dell’italianità adriatica orientale. Nonostante la sua eccezionale importanza, il tema dell’occupazione della Iugoslavia è rimasto a lungo trascurato in Italia. Questo volume ha l’ambizione di fornire un contributo serio e approfondito a una migliore conoscenza delle complesse vicende della presenza italiana nei territori iugoslavi fra il 1941 e il 1943. Grazie all’uso di documentazione archivistica in gran parte inedita, gli autori ricostruiscono con rigore e precisione le vicende e i principali problemi che caratterizzarono l’occupazione italiana. Ne risulta un libro coinvolgente e appassionante, che getta nuova luce su un momento cruciale della storia d’Italia e d’Europa.

Francesco Caccamo insegna Storia dell’Europa orientale presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ha pubblicato L’Italia e la “Nuova Europa”. Il confronto sulla sistemazione dell’Europa orientale alla conferenza di pace di Parigi (1918-1920) e Jirí Pelikán. Un lungo viaggio nell’arcipelago socialista, oltre a vari saggi sull’Europa centro-orientale e sulla penisola balcanica.

Luciano Monzali insegna Storia delle Relazioni Internazionali avanzato presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bari. Ha pubblicato per i nostri Tipi Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra (2004) e Italiani di Dalmazia 1914-1924 (2007). È inoltre autore di La questione etiopica nella politica estera italiana (1896-1915) (1996) e di numerosi saggi sulla storia della politica estera dell’Italia unitaria.

Biblioteca di «Nuova Storia Contemporanea»
web: Casa Editrice Le Lettere
Immagine: L'occupazione italiana della Iugoslavia (1941-1943), a cura di F. Caccamo e L. Monzali, Lettere Editore, 2008

15.05.2008   Un doppio viaggio sospeso tra la vita dell’autrice, che oggi si definisce “bosniaca perciò multiculturale”, e il dissolvimento della Jugoslavia. Il racconto dell’esperienza personale di Enisa Bukvic è al contempo la narrazione di un difficile cammino interiore alla ricerca di una nuova identità – con i problemi d’integrazione legati al suo essere straniera – e del tragico passaggio della ex Jugoslavia da un’unità multiculturale alla guerra e al genocidio degli anni Novanta.

'Enisa Bukvic aiuta non soltanto la nostra gente, dispersa in emigrazione, a veder meglio la realtà presente e a evitare il ritorno di un passato tragico. Volevo con queste righe salutare l’impegno di una compagna di strada, ringraziandola per quello che ha fatto e che continua a fare' (dalla prefazione di Predrag Matvejevic).

I diritti d'autore derivanti dalla vendita di questo libro sono devoluti all’associazione femminile “Viktorija 99” di Jajce, attiva nei settori della salute e della difesa dell'ambiente.

Enisa Bukvic, esponente di riferimento della comunità bosniaca in Italia, è nata in Montenegro. Laureata in Scienze agrarie a Sarajevo e specializzata in Scienze dell’alimentazione a Roma, ha maturato una lunga esperienza lavorativa nell’industria agro-alimentare jugoslava e italiana, nella ricerca scientifica, nella formazione e nella cooperazione. Vive a Roma da vent'anni.

web: Infinito Edizioni
Immagine: Il nostro viaggio. Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina, di Enisa Bukvic, Infinito Edizioni, 2008

28.04.2008   Un libro che è anche un catalogo d'arte, per raccontare la bellezza e la ricchezza di cultura dei Balcani, di cui abbiamo un'immagine distorta e guerrafondaia (i conflitti etnici, religiosi, politici). Cuore arcaico e giovane della vecchia Europa, i Balcani offrono inaspettati tesori d'arte: dalla musica delle popolazioni
Rom, alla letteratura albanese, ai miti mediterranei lì trasmigrati, alla fotografia dei rituali e delle tradizioni popolari, alle icone serboortodosse, alle influenze veneziane lungo la costa adriatica. Un mondo d'arte e di cultura che non può essere ignorato.

Sommario:
- Ragioni e storia di un progetto. Preliminari per un discorso sulle arti visive, Vittorio D'Augusta;
- Un progetto per una storia della musica, Iole di Gregorio;
- Gli zingari, mediatori di una cultura musicale nei balcani, Nico Staiti;
- La scrittura e la posta in gioco, Ennio Grassi;
- Oltre i monti Balcani. Un mito in fuga verso Occidente, Cesare Padovani;
- Appunti per un'idea di appartenenza adriatica, Fabio Fiori;
- Un'icona "balcanica" di Giovanni da Rimini. La Madonna e Santi di Faenza e l'immagine macedone della Pelagonitessa, Alessandro Giovanardi;
- Balcanica, Catalogo.

web: Edizioni Diabasis
Immagine: Balcanica, a cura di V. D'Augusta e I. Di Gregorio, Edizioni Diabasis, 2008

22.04.2008   Un maturo scrittore sloveno, reduce dai campi di concentramento nazisti, e una giovane psicoterapeuta che vive a Parigi, la cui infanzia è stata funestata da una nascosta, ma non meno devastante, violenza familiare. Tra i due nasce improvvisa e quasi per caso una relazione intima, nutrita di un fitto scambio epistolare e di sporadici quanto intensi incontri, una relazione legata a un mistero che via via si dirada andando a descrivere un tragico percorso comune. E solo nella silenziosa profondità dell'amore i loro corpi, segnati da un destino di violazioni e abusi, sapranno ritrovare equilibrio e fiducia, perché la risposta alla violenza subita, prima di essere un atto di intelligenza, è un atto d'amore. Il libro illumina, con la dolente lucidità di cui Pahor è maestro, il paradosso della ragione umana, prima sorgente di violenza e distruzione, e dà voce a pagine profondamente intrise di memoria, individuale e collettiva, pagine che scavano con rigore nelle libertà negate o soffocate da cui continuano a riverberare domande irrisolte, esistenze inquiete, conflitti dell'animo mai pacificati.

Boris Pahor (Trieste 1913) è riconosciuto da tutti come il più grande autore vivente di lingua slovena. Vera e propria coscienza critica del Novecento, voce accorata di una minoranza linguistica spesso perseguitata e ridotta al silenzio, intellettuale "scomodo" per antonomasia, è uno degli scrittori più interessanti della letteratura mitteleuropea contemporanea e al tempo stesso più negletti nel panorama editoriale italiano. Tra i suoi libri tradotti in italiano ricordiamo "Necropoli" (Monfalcone, 1997) e "La Villa sul lago" (Rovereto, 2002).

web: Zandonai Editore
Immagine: Il petalo giallo, di Boris Pahor, Zandonai Editore, 2007

21.04.2008   In questo libro Antonio Caiazza racconta la vita quotidiana degli albanesi, incontra gli uomini politici, intervista scrittori e intellettuali, vive le strade e le città giorno per giorno, descrive in presa diretta gli eventi che hanno mutato gli scenari politici e sociali del Paese negli ultimi 15 anni. Antonio Caiazza è un giornalista d’altri tempi, per lui raccontare vuol dire conoscere, toccare con mano, vivere di persona le cose e i luoghi dei suoi reportage. Caiazza ha vissuto in Albania a più riprese, riuscendo in questo modo ad accedere a personaggi e informazioni non facilmente raggiungibili dai giornalisti occidentali. Spicca l’intervista e il racconto dell’incontro con l’ex premier albanese, l’ultimo uomo di potere prima della caduta del regime comunista, che analizza gli errori e la disfatta del regime. Colpisce inoltre il dialogo serrato e appassionato con lo scrittore Dritero Agolli, in cui emerge una seria riflessione sul rapporto tra Italia e Albania e sul ruolo che questa nazione potrà giocare nel futuro europeo. In alto mare è la metafora di una terra che ha visto il suo popolo scappare verso il nuovo mondo, ma anche la situazione attuale di una nazione che sta provando a ritrovare sé stessa per tornare a essere artefice della propria storia.

Antonio Caiazza è nato nel 1964. Si è laureato in Giurisprudenza e dal 1997 è giornalista professionista. Ha collaborato con "Il Mattino" di Napoli, "TriesteOggi", "L’Adige", ed è stato corrispondente per l’Italia di TeleCapodistria ed è attualmente redattore presso la Rai del Friuli-Venezia Giulia.

web: Instarlibri
Immagine: In alto mare. Viaggio nell'Albania dal comunismo al futuro, di Antonio Caiazza, Instar Libri, 2008

18.04.2008   Nel mare dell'offerta italiana, Slovenica costituisce una delle rarissime gocce d'argomento italoslovenistico. Ideata a cerchi tematici concentrici, la raccolta muove da un porto e un cuore: Trieste, città dalla slataperiana "doppia anima", dove l'universo italiano e latino incontra quello sloveno e slavo. Scandagliando il complesso rapporto tra questi due mondi, da sempre in bilico tra amore e disamore, conoscenza e insipienza, collaborazione e chiusura, il volume porta il lettore a veleggiare dalla Trieste di Vladimir Bartol e dal microcosmo letterario sloveno del Friuli Venezia Giulia fino all'Italia e al suo dialogo traduttivo con la Slovenia, per bordeggiare quindi verso la dimensione concettuale della Mitteleuropa, le fortune slovene di Francesco Petrarca e spingersi infine nello sterminato rizoma del postmoderno, che permea la Slavia letteraria dell'Europa orientale. In questo viaggio, Slovenica persegue un obiettivo: favorire l'osmosi tra le culture italiana e slovena, avvicinare i due popoli, disvelare a entrambi i tesori spirituali del vicino, per far emergere, con ancora più forza, i valori della pace e della convivenza nelle terre di frontiera del Nordest.

Miran Kosuta, (Trieste 1960), scrittore, saggista, traduttore, docente unviersitario e musicista sloveno, è professore associato di Lingua e Letteratura slovena presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trieste. Fa parte dell'Associazione degli Scrittori sloveni e della sezione slovena del PEN Club internazionale. Autore di numerosi studi e interventi di argomento storico-letterario e culturale, ha pubblicato in lingua slovena e italiana i volumi Rapsodija v treh stavkih (Trieste 1989), Krpanova sol (Ljubljana 1996), Scritture parallele (Trieste 1997), Franciska (Klagenfurt 2002, traduzione in lingua slovena del romanzo Franziska di Fulvio Tomizza) e Stiri zgodbe za eno zivljenje (Sezana 2004, raccolta di testi teatrali; coautori: Aleksander Persolja, Ales Berger, Marko Sosic).

Introduzione di Claudio Magris

web: Edizioni Diabasis
Immagine: Slovenica. Peripli letterari italo-sloveni, di Miran Kosuta, Edizioni Diabasis, 2005

10.04.2008   La Repubblica di Slovenia viene fondata nel 1991, ma “quanto indietro nel tempo si può far risalire la storia della Slovenia?”. A partire da questa domanda lo storico Joachim Hösler passa in rassegna gli eventi e i fattori che hanno caratterizzato la formazione dell’odierna identità slovena.
Il proposito è non soltanto quello di ricostruire un percorso noto solo in parte, ma anche quello di scandagliare l’anima slovena e approfondire così la conoscenza di quella che oggi è a tutti gli effetti una parte integrante dell’Europa contemporanea. Ma come avvenne la colonizzazione slava? Come si formò il popolo sloveno e come nacque la lingua slovena?

La storia nazionale della Slovenia inizia nell’Ottocento, ma ha radici più antiche, rintracciabili già nell’opera di Primoz Trubar che traducendo in sloveno parte del Nuovo Testamento (1555) portò la Riforma protestante fino alle sponde dell’Adriatico.

Una complessa evoluzione del sistema feudale, le numerose rivolte contadine, i tormentati rapporti con gli stati confinanti e la lunga dominazione asburgica hanno preceduto due secoli di rivendicazioni politiche approdate finalmente, dopo l’esperienza del comunismo all’interno della Federazione Jugoslava, alla proclamazione dell'autonomia e dell'indipendenza, all'adesione all'Unione Europea, all'entrata nell’area dell'euro. Una storia che brucia le tappe, guarda al futuro dell'Europa e forse lo precorre.

Joachim Hösler (1961), formatosi a Marburgo, è docente di Storia dell'Europa Orientale alla stessa università. È autore di uno studio sulla formazione della coscienza nazionale slovena (Von Krain zu Slowenien, 2004) e di numerosi saggi sull'argomento.

Postfazione di Joze Pirjevec

web: Beit casa editrice
Immagine: Slovenia. Storia di una giovane identità europea, di Joachim Hösler, Beit casa editrice, 2008

10.04.2008   Una raccolta di racconti con un’ambizione enciclopedica: tenere insieme un intero secolo, il Novecento, fra le pagine di un libro, in un centinaio di brani, ambientati ognuno in un anno del ventesimo secolo, in varie città, da Belgrado a Londra, da Roma a Parigi, Mosca, Vienna, L’Avana, Bombay, Berlino, Saigon, Buenos Aires... Sono racconti, evocazioni, frammenti, saggi: difficile definirli in una sola parola. Allineati dall’autore secondo una cronologia personalissima, ci parlano di un secolo che è già alle nostre spalle, ma che ancora resta in noi e col quale, necessariamente, continuiamo a vivere, sia che lo neghiamo, sia che ci inchiniamo ad esso. L’autore non si pone l’obiettivo di restituire tutte le tensioni del ventesimo secolo, ma le conosce, non domina tutto lo scacchiere mondiale, ma lo controlla, attraverso vicende che si intrecciano con la Storia.

Aleksandar Gatalica è nato nel 1964 e vive a Belgrado, dove si è laureato in Letteratura generale (ex Dipartimento di Letteratura mondiale) nel 1989. Ha pubblicato i romanzi "Linee di vita" (1993), "Risvolti (1995) e "Il morto di Euripide" (2002), e i libri di racconti "Mimetismo e Belgrado per stranieri", 2004. Suoi sono anche i saggi musicali "Parlate classico?", 1994 e "Nero e bianco, brevi biografie di dieci celebri pianisti del XX secolo", 1999. Ha tradotto dal greco classico le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide, e una selezione delle poesie di Saffo, Alceo, Anacreonte, Archiloco e Ipponatte. Lavora nella redazione della casa editrice Evropa, per cui ha curato la pubblicazione di una decina di libri. Critico musicale da più di un decennio per il Programma 202 di Radio Belgrado, Gatalica collabora anche con “Vreme” (“Il tempo”) e Danas (“Oggi”).

Introduzione di Predrag Matvejevic. Traduzione di Silvio Ferrari e Aleksandra Dzankic.

web: Edizioni Diabasis
Immagine: Secolo. Cento e una storia di un secolo, di Alexandar Gatalica, Edizioni Diabasis, 2008

20.02.2008   A Dayton il 21 novembre 1995 si chiuse la drammatica guerra avviatasi in Bosnia Erzegovina nel 1992. Di essa si parla in questo libro, ma si dice pure delle guerre combattute nella altre Repubbliche già facenti parte della Jugoslavia titina, dal breve conflitto in Slovenia, a quello puiù pesante in Croazia, all'intervento militare internazionale in Kosovo. Né si tace di altre realtà come quella macedone né della situazione venutasi a creare nell'area balcanica occidentale nel decennio seguente agli accordi di Dayton. Alla elaborazione politica si lega la riflessione storica; alle pagine dedicate al contesto internazionale seguono altre che trattano della ricostruzione e dell'auspicata integrazione con l'Unione Europea. Vivaci sono le testimonianze dei giornalisti, cui fa pendant l'indagine sulle società balcaniche di oggi. L'intento "civile" è di ricordare, ma anche - oltre il ricordo e l'analisi storica - di accostarsi ai problemi correnti e alle prospettive che si intravedono per il futuro.

Francesco Guida è professore ordinario di Storia dell’Europa centroorientale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre, nonché docente di Storia della formazione degli Stati nazionali nel xix secolo. Ha svolto e pubblicato numerose ricerche riguardanti la storia di Bulgaria, Grecia, Romania, Polonia, Russia, Ungheria e delle loro relazioni con l’Italia. Fra i suoi libri: L’Italia e il Risorgimento balcanico (Edizioni dell’Ateneo 1984); Michelangelo Pinto, un letterato e patriota romano tra Italia e Russia (Archivio Guido Izzi 1998); La Russia e l’Europa centro-orientale 1815-1914 (Carocci 2003, 2006); Storia d’Europa nel xx secolo. Romania (Unicopli 2005).

web: Carocci Editore
Immagine: Dayton dieci anni dopo: guerra e pace nella ex Jugoslavia, a cura di Francesco Guida, Carocci Pressonline, 2007

15.02.2008   "Chiamami ancora amore" è un'opera morale ed è stata scritta ripercorrendo il genocidio etnico di 100.000 persone che è avvenuto tra Sarajevo e Srebrenica nella Ex-Jugoslavia.

Luca Nannipieri in questo lavoro riflette sulla disintegrazione delle parole amore, famiglia, unione, legame, padre, madre, figlio; una disintegrazione che la società contemporanea rende così attuale e che la guerra rende così evidente. Un'opera che è sia reportage in un territorio di conflitto sia riflessione sull'individualismo che sta regnando nella nostra epoca.
Immagine: Chiamami ancora amore, di Luca Nannipieri, Mauro Pagliai Editore, 2008

01.02.2008   Il volume è particolarmente interessante non solo perché costituisce la prima monografia in lingua italiana dedicata in maniera specifica all’argomento delle cd. “corti ibride”, ma anche perché frutto di un’esperienza di ricerca svolta “sul campo”, ovverosia presso il Dipartimento di Giustizia della Missione di Amministrazione Interinale delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK).
La ricerca, che ha beneficiato della borsa di studio messa a concorso dalla Banca Carime e dedicata a Nicola Calipari, s’inserisce nel quadro di uno dei settori che più hanno catturato l’attenzione dei giuristi e degli scienziati politici in questi ultimi anni: il diritto internazionale penale.

Questo “infant criminal justice system of the international community”, le cui vicende hanno attraversato con alterne fortune tutto il ventesimo secolo, è qui esaminato attraverso il prisma di una delle evoluzioni più recenti, nonché meno indagate: i tribunali misti o, come propone la dizione utilizzata dall’Autore, di “quarta generazione”.

Tale generazione segue quella dei Tribunali militari internazionali di Norimberga e di Tokyo (la prima), quella dei Tribunali penali internazionali ad hoc per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda (la seconda), e quella della prima giurisdizione a carattere permanente ed aspirazione universale, la Corte penale internazionale (la terza).

Nessuna di queste generazioni è esente da critiche: i Tribunali militari internazionali del secondo dopoguerra, per le note diatribe legate al rispetto del principio di legalità e all'intrinseca parzialità della c.d. “giustizia dei vincitori”; i Tribunali ad hoc istituiti dal Consiglio di Sicurezza, in ragione del loro fondamento giuridico e della selettività del loro operato (a cui occorre aggiungere i costi che, secondo un rapporto a firma del Segretario Generale delle Nazioni Unite, ammontavano, nel 2004, a circa il 15% del budget complessivo dell’ONU); ed infine la Corte penale internazionale, a causa della lentezza delle attività sino ad oggi svolte nonché della mancata adesione e talvolta avversione (è noto l’ostruzionismo degli Stati Uniti d’America) degli Stati maggiormente influenti della comunità internazionale.

Anche al fine di ovviare a tali inconvenienti, nell’ambito delle Nazioni Unite sono state sperimentate nuove istituzioni giudiziarie, la cui natura, appunto, “mista” (in parte internazionale, in parte domestica) dovrebbe teoricamente consentire tanto il rispetto degli odierni standard processuali internazionali quanto i costi e la praticità delle giurisdizioni territorialmente competenti sui crimini perpetrati.

Questo insieme di nuovi tribunali, misti o internazionalmente assistiti, rivela un fenomeno di “ibridazione” della natura interna o internazionale delle giurisdizioni. Gli esempi sono costituiti dalla Special Court in Sierra Leone, dai Serious Crimes Panels in Timor Est, dalle Extraordinary Chambers in Cambogia, dalle War Crimes Chambers in Bosnia Erzegovina, dal costituendo Tribunale Speciale per il Libano, o ancora -ed è di quest’ultima che tratta dettagliatamente il lavoro che segue- dal programma “Giudici e Procuratori Internazionali” istituito nel quadro della missione UNMIK e che si distingue dagli altri per l’ampiezza della giurisdizione esercitata, oltre che per aver costituito il primo esperimento, in ordine di tempo, di questa nuova tipologia di tribunali., Di questo esperimento, grazie al lavoro di Gianluca Serra, siamo ora in grado di apprezzare a pieno le caratteristiche e la portata innovativa.

Presentazione a cura del prof. Giuseppe Cataldi, ordinario di diritto internazionale presso l'Università degli Studi di Napoli l'Orientale e responsabile del CNR - Istituto Studi Giuridici Internazionali (sez. di Napoli).

Si veda il sito dedicato al volume.
Immagine: Le corti penali 'ibride': verso una quarta generazione di tribunali internazionali penali?, di G. Serra, Editoriale Scientifica CNR, 2007

14.01.2008   Il paese dei pesci prigionieri è Balikesir, una cittadina turca nella zona del Marmara, dove l'autore, Nedim Gürsel, ha trascorso la propria infanzia. Questo è il luogo intorno al quale ruotano tutti i suoi ricordi di bambino, istantanee sfocate dal tempo che hanno l'odore della calura estiva, della dolcezza dell'autunno, del vento secco che soffia sui campi di girasole lungo i bordi delle strade.

Immagini sgranate di caffé all'aperto, di persone care, di case ormai abbandonate, del tepore di una stufa a legna intorno alla quale raccogliersi durante i lunghi inverni. Frammenti di una vita segnata dal dolore per la perdita del padre, professore di francese e traduttore di Henry Troyat, che ha scavato nel suo animo di bambino un abisso profondo; una sofferenza resa ancora piú acuta, alcuni anni dopo, dall'allontanamento forzato dalla propria famiglia e dalla propria terra, a causa dell'esilio e dei colpi di stato.

Il viaggio a Balikesir che Nedim Gürsel compie quarant'anni dopo è forse un modo per combattere quel senso di vuoto e di angoscia che non dá tregua. Scrivere questi ricordi è il suo tentativo di dare un seguito alla vita e alle opere del padre, lasciando che sia la scrittura a calmare le pene, a riempire le crepe del tempo, a smussare le distanze e l'ossessione della morte stessa.

Nedim Gursel è nato nel 1951 nel sud della Turchia. Ha trascorso l'infanzia a Balikesir. Dopo essersi diplomato al liceo Galatasaray di Istanbul, ha studiao letteratura a Parigi, dove si è laureato con una tesi in letteratura comparata. Direttore di ricerca al CNR e professore alla Scuola di lingue orientali, vive a Parigi quando non è a Istanbul o in viaggio per l'Europa. E' autore di una ventina di romanzi, novelle, racconti di viaggio, per la maggior parte tradotti in francese e i molte altre lingue. Insignito nel 1976 del premio dell'Accademia della Lingua turca per "Una lunga estate a Istanbul", nel 1986 del premio Ipekci a favore del dialogo tra il popolo greco e quello turco per la "Prima donna", nel 1990 per la migliore novella trasmessa da Radio France Internationale e nel 1992 del premio della traghetta d'oro di Struga (Macedonia) pe ri suoi saggi, ha confermato il suo posto tra i più importanti scrittori turchi a livello internazionale con "Il Romanzo del conquistatore" (1997). Gli ultimi titoli pubblicati in Francia da édition du Soleil sono: "Il turbante di Venezia" (2001) e "Il Balcone sul Mediterraneo" (2003). "Nel paese dei pesci prigionieri" inaugura una trilogia di racconti autobiografici.

web: Libribianchi Edizioni
Immagine: Nel paese dei pesci prigionieri, di Nedim Gursel, Libribianchi Edizioni, 2007

10.01.2008   Sarajevo, 1992. Selma Coen è una donna ebrea colta e raffinata, sposata con un medico musulmano. La città bosniaca è sotto assedio, ma l'eco dei combattimenti non arriva a turbare la serenità borghese della sua vita, fino a quando tre soldati serbi si installano brutalmente a casa Coen per interrogare il marito. Vi rimarranno per tutta la durata dell'assedio.

Il racconto lungo di Sarah Zuhra Lukanic si sviluppa all'interno della sua abitazione, delineando con delicatezza e maestria i personaggi, coinvolti loro malgrado in sofferti rapporti di odio-amore. L'autyrice svela una dimensione particolare e inusuale della guerra che, nel contesto generale della tragedia di Sarajevo, colpisce personalmente la protagonista. La storia è tratta da un fatto realmente accaduto.

Sarah Zuhra Lukanic è nata in Croazia nel 1960. Dopo gli studi classici si è laureata in Letteratura all'Università di Fiume. Nel 1974 ha ricevuto il "Premio Internazionale per i Giovani Poeti Europei". Ha lavorato per il Teatro Nazionale di Spalato e per alcuni quotidiani di Spalato e di Fiume come critico teatrale. Nel 1987 si è trasferita a Roma dove tutt'ora risiede. Dal 2004 ha scelto di scrivere in lingua italiana e ha ottenuto diversi riconoscimenti in alcuni importanti concorsi letterari: nel 2005 "Trieste Scritture di Frontiera - Premio Umberto Saba", nel 2006 il Premio "Io e Roma", indetto dal Comune di Roma. Nello stesso anno vince il Premio Viareggio Letterario-Giornalistico "Mare Nostrum", con la raccolta di racconti "Rione Kurdistan", e il primo premio per la poesia nel Concorso Internazionale "Amico Rom". "Le lezioni di Selma" è il suo primo romanzo.

web: Libribianchi Edizioni
Immagine: Le lezioni di Selma, di Sarah Zuhra Lukanic, Libribianchi Edizioni, 2007

08.01.2008   L'arco cronologico della storia della Jugoslavia è compreso fra la modifica degli assetti geopolitici dell'Europa di fine Ottocento e di fine Novecento. In ambedue i momenti, l'area jugoslava ha avuto un ruolo importante nel determinare la crisi di entrambi gli assetti e nel divenire l'epicentro di un processo strutturale dell'Europa.
Immagine: Jugoslavia, di Francesco Privitera, Unicopli 2007

05.11.2007   Nel 1947 un grande storico di origine istriana, Ernesto Sestan, tracciando i «lineamenti di una storia etnica e culturale» della Venezia Giulia scriveva: nel Novecento si sono scontrati qui «nazionalismi feroci ed esasperati in una lotta senza quartiere in cui gli uni finivano col pareggiare, anche moralmente, gli altri». Sestan concludeva: «I termini del conflitto trascendevano, nei loro motivi più profondi, il modesto ambito della vita regionale e si ispiravano alle correnti di idee e di passioni che fanno così feroce l’Europa contemporanea».

Questo piccolo libro si propone di accostarsi a quel dramma, a lungo rimosso, con le voci della letteratura, della storia e della memoria: per cogliere il dolore, le speranze e le paure delle diverse vittime – italiane, slovene, croate – che hanno vissuto in quell’intricato crocevia; per inserire quella lacerazione nel più ampio e tragico scenario del Novecento europeo. Guido Crainz ci mostra così il valore di un orizzonte culturale che sappia porre a confronto studi ed emozioni, ragioni e passioni, memorie individuali e collettive di un’Europa non più divisa.

Guido Crainz insegna Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo. Fra i suoi volumi: Padania (Donzelli, 1994; 2007); Storia del miracolo italiano (Donzelli, 1996; 2005); L’Italia repubblicana (Giunti, 2000); Il paese mancato (Don­zelli, 2003); L'ombra della guerra. Il 1945, l'Italia (Donzelli, 2007).

Donzelli Editore
web: Donzelli Editore
Immagine: Il dolore e l’esilio. L’Istria e le memorie divise d’Europa, di Guido Crainz, Donzelli Editore, 2005

26.10.2007   A concorrere al titolo di “Slovena del 2000”, indetto dalla rivista “Petronius”, c’è anche Lea Kralj, una cantante lirica di successo. A candidarla è un giovane giornalista francese, omosessuale, che negli ultimi anni ha accompagnato la primadonna nelle sue tournée, fra teatri, anonime stanze d’albergo e luoghi d’infanzia. Le piccole tessere del mosaico che il narratore-accompagnatore pazientemente ricompone attraverso minimi dettagli e schegge d’esistenza quotidiana ci restituiscono la storia di Lea, figura ombrosa e inquietante, la cui vita sembra sempre sul punto di incrinarsi, e di amori consumati in fretta e volutamente ancillari, fino al sorgere di un insolito, incandescente ménage à trois. Un altro amore, lontano e sfuggente, si intravede sullo sfondo e resiste allo scorrere del tempo: quello per la sua terra d’origine, la Slovenia.

La scrittura di Brina Svit, sobria e al tempo stesso avvolgente, procede con ritmo sostenuto grazie a frasi brevi e dialoghi serrati, che tuttavia non escludono un linguaggio appassionato, a tratti lirico. Il romanzo si nutre di sguardi che, quasi fossero gettati da dietro le quinte, scrutano alcuni segreti frammenti della vita dei protagonisti.

È un testo che cattura anche in forza dei numerosi, e mai pedanti, riferimenti al mondo dell’Opera e della letteratura, e delle descrizioni ‑ quasi brevi note di viaggio ‑ di Madrid, Parigi, Milano e della stessa Slovenia, terra a noi così vicina, eppure tanto sconosciuta.

Brina Svit, nata in Slovenia negli anni cinquanta, da molto tempo vive e lavora a Parigi. Giornalista, critica letteraria, sceneggiatrice, autrice di cortometraggi, ha all’attivo cinque romanzi, alcuni dei quali tradotti in francese, tedesco e inglese. "Mort d’une prima donna slovène", pubblicato in Francia da Gallimard, è stato un grande successo di pubblico e di critica, e ha spinto la prestigiosa casa editrice francese a pubblicare lo scorso anno anche il suo ultimo romanzo, "Un cœur de trop", inserendolo nella celebre “Collection Blanche”.

Morte di una primadonna slovena è la sua prima opera tradotta in italiano.

www.zandonaieditore.it
Immagine: Morte di una prima donna slovena, Brina Svit, Zandonai editore

28.09.2007   Questo annuario è un’opera di consultazione essenziale, agile e precisa, preparata dai maggiori esperti del settore. Include 22 schede-paese, dalla Russia alla Turchia, comprese Grecia, Cipro e le repubbliche europee dell’ex Unione Sovietica, di cui fornisce un quadro politico, economico e delle relazioni internazionali. In apertura la Guida analizza, con una serie di saggi, le principali dinamiche socio-culturali in corso negli ultimi anni nell’Europa centro-orientale e balcanica. Alle radicali trasformazioni economiche e politiche degli anni ‘90 si sono, infatti, accompagnati profondi cambiamenti nelle società e nelle loro espressioni culturali, così come nell’organizzazione del lavoro e nei costumi.

web: Il Mulino Editore
Immagine: Guida ai paesi dell'Europa centrale orientale e balcanica. Annuario politico-economico 2006, a cura di Luisa Chiodi e Francesco Privitera, Il Mulino, 2007

28.09.2007   Conflict and Renewal: Europe Transformed brings together the views of policymakers, leading scholars, and practitioners in post-conflict management from Europe and the U.S. - many of them active in the historic process underway in South-Eastern Europe and beyond. Reviewed here are pertinent issues of the continent's fundamental transformation fifty years after the signing of the Treaty of Rome. The results of post-conflict recovery are critically assessed, with consideration given to transitional justice and reconciliation issues, complemented by a detailed examination of broad political and economic questions including human and minority rights in war-torn societies. With this volume, Europe is viewed as an emerging global player against the backdrop of challenges posed by the delayed transition in the Western Balkans. In appraising the future of Bosnia and the status conflict between Serbia and Kosovo, contours of a long overdue regional vision for the Balkans in the New Europe emerge. This book, comprising insightful essays and the views of a diverse group of contributors, uniquely features the work of a select number of contemporary artists whose interventions both contrast and complement the essays. The publication honours Wolfgang Petritsch, the eminent Austrian diplomat, international Balkans 'trouble shooter' and author, on the occasion of his 60th birthday, offering fresh reflections and thought-provoking opinions.
Immagine: Conflict and Renewal: Europe Transformed, a cura di Hannes Swoboda & Christophe Solioz, Baden-Baden: Nomos Verlagsgesellschaft, 2007

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